Archive for the ‘top’ Category

La verità è una terra senza sentieri

Sunday, March 9th, 2008

altIn questi giorni abbiamo avuto la fortuna di trovarci coinvolti in interessanti discussioni attorno a quella oscura materia che, per semplicità, chiamiamo verità. I nostri interlocutori sono state persone estremamente colte ed intelligenti ma, a nostro avviso, accecate da quella prospettiva che fa del neopositivismo il solo approccio al ragionamento accettabile nel nostro tempo.
Non vogliamo intraprendere un’analisi di questa materia in questa sede, non avendo né il tempo né le capacità, ma ci limitiamo a dare qualche suggestione per sottolineare quella differenza di metodo che ci appartiene e caratterizza.
Per farlo ci serviremo delle parole di Jiddu Krishnamurti, giunte alle nostre orecchie proprio in tempestiva coincidenza di queste discussioni. Strana fortuna, anche se si sa: “la fede nella coincidenza è la superstizione prevalente nell’età della scienza“. A voi il testo:

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La verità è una terra senza sentieri. L’uomo non può raggiungerla attraverso nessuna organizzazione, credo, dogma, clero, o rituali, né attraverso lo studio filosofico, o le tecniche psicologiche. Deve trovarla attraverso lo specchio dei rapporti, attraverso il riconoscimento dei contenuti della propria mente e l’osservazione, e non mediante l’analisi intellettuale o la dissezione introspettiva. Gli uomini hanno costruito in se stessi le immagini della propria sicurezza, religiose, politiche e personali, che si esprimono come simboli idee e credenze. Il loro peso domina il pensiero, i rapporti, la vita quotidiana dell’uomo. Sono la causa dei nostri problemi, perché in qualunque rapporto dividono le persone. La nostra percezione è modellata dai concetti già formati nella mente.
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Religione potere e cultura

Friday, October 19th, 2007

Di seguito l’interessante articolo di Slavoj Zizek, apparso sul New York Times e qui nella traduzione uscita questa settimana su Internazionale.

altI mezzi di informazione occidentali devono essersi fatti una bella risata quando, ad agosto, l’ufficio cinese per gli affari religiosi ha approvato “l’ordinanza numero cinque”. La legge definisce quali sono “le misure amministrative per la reincarnazione dei Budda viventi nel buddismo tibetano”. In sostanza, proibisce ai monaci buddisti di reincarnarsi senza l’autorizzazione del governo. Nessuno al di fuori della Cina può influenzare il processo di rencarnazione e solo i monasteri cinesi possono chiedere l’autorizzazione.
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Il linguaggio dei simboli

Thursday, September 13th, 2007

Il tema è affascinante, ma spesso viene trattato solo in modo superficiale. Stavolta lasciamo sia Alain Daniélou, dalla sua splendida prospettiva, a farci da guida. Buon viaggio a tutti.

altPer rappresentare qualche cosa in termini di qualcos’altro c’è bisogno di un sistema di corrispondenze. La trasposizione di un ordine di cose in un secondo può avvenire unicamente con l’aiuto di equivalenti, evidenti o arbitrari, chiamati simboli. Per esprimere i raccolti in termini di quantità servono simboli: i numeri. Per tradurre le idee in suoni, si impiegano ancora simboli: le parole. Per riprodurre le parole in modo grafico c’è bisogno di simboli: i caratteri. Un simbolo è l’espressione analogica, percettibile, di un oggetto o di un’idea. Il linguaggio è una forma particolare di simbolismo. La scrittura, all’origine probabilmente sempre basata su ideogrammi, è essenzialmente simbolica.
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Bodyplay: libertà e caos

Tuesday, August 28th, 2007

Ultimamente stiamo riflettendo sulle modificazioni corporee. Lacerati, ma costantemente incuriositi, ci si perde nell’indecisione. Che il seguente testo di Bodhipat A-Ra possa essere d’ispirazione.

altLe culture primitive vedevano i buchi come fori per la luce, ingressi, porte, onfali magici in cui far convergere le segrete linee energetiche della materia. Cicatrici come mappe, tracciate sulla pelle per proteggersi dalle perturbazioni degli astri e dai folli malumori del sole e per suggere, allo stesso tempo, dalla corolla domata del cosmo la squisita linfa dell’estasi primeva.

Il buco era l’atto rituale che sanciva il patto tra uomo e natura, sugello che rinnovava il contratto e invocava le forze, come baffi di corno inseriti nel naso a imitare il grande giaguaro sensibile alle correnti del vento o becchi d’osso impiantati nelle labbra a riecheggiare gli uccelli, vittime sacrificali e messaggeri di un dio diffuso e cosparso.

Oggi l’uomo non vede che il sangue e il dolore, la fuoriuscita incontrollata dei fluidi e il tremito assurdo degli organi interni e si accontenta di occhi di vetro che, incapaci di trascendere, gli riflettono solo lo spettacolo spastico della sua fragile identità standardizzata.

Invece di guardare nel buco, nel buco si richiude e la paura del buio rischia di togliergli per sempre la luce.

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Le Tong, società segrete per il nuovo millenio

Saturday, August 25th, 2007

Proponiamo un intervento di Hakim Bey (al secolo Peter Lamborn Wilson) sull’attualità di organizzazioni segrete fondate sul modello delle tong cinesi. Il testo è un po’ datato ma resta comunque interessante e stimolante. Buona lettura.

L’altro inverno ho letto un libro sulle tong cinesi – forse il primo mai scritto da qualcuno che non fosse un agente del Servizio segreto britannico! – e per la prima volta ho capito perché sono sempre stato attratto dalle tong. Non solo per il loro romanticismo e per l’elegante decoro delle cineserie decadenti, ma anche per la forma, la struttura, l’essenza vera dela cosa.

Qualche tempo dopo in un’eccellente intervista con William Burroughs sulla rivista “Homocore”, scoprii che anche lui era rimasto affascinato dalle tong e consigliava la forma come perfetto modello di organizzazione per i froci, particolarmente nell’era presente di merdoso moralismo isterico. Sono d’accordo ed estendo la raccomandazione a tutti i gruppi marginali, specialmente quelli la cui jouissance ha a che fare con l’illegalità (stonati, eretici sessuali, insurrezionali) o con l’etrema eccentricità (nudisti, pagani, artisti postavanguardia ecc)
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Aghora e la via della mano sinistra

Wednesday, August 1st, 2007

Ecco, fuoriprogramma, un minidossier sull’Aghora, una forma estrema del tantrismo hindu. Il testo è tratto da FuocoSacro e in fondo alla pagina originale ci sono alcuni video molto interessanti, non perdeteveli.

alt Nella antica città indiana di Benares arde da millenni un Fuoco Sacro inestinguibile. La lucente città di Shiva è il sempiterno teatro dell’incessante ardore delle pire funebri, perenni, molteplici, costanti, disposte a centinaia, lungo le sponde del divino Gange. Il Manikarnika Ghat (detto anche Mahasmashan) è il più grande campo di cremazione della città, ed è uno dei luoghi più sacri di tutta l’India; bruciare al Manikarnika il proprio corpo fisico, giunto ormai al termine della sua effimera esistenza, è una delle massime aspirazioni di ogni induista.

Da ogni parte dell’India e anche oltre, centinaia e centinaia di persone, anziane e malate, si recano lì ogni giorno ad attendere serenamente la propria dipartita, mentre dai treni vengono scaricati innumerevoli corpi umani, ormai già privi di vita, giunti anch’essi da molto lontano per poter avere accesso al sacro fuoco di Benares. In quel luogo dove l’aria è satura di morte, dove il denso fumo delle cremazioni compenetra ogni cosa con il suo acre odore, lì dove grossi uccelli neri si contendono voracemente brandelli umani ed ossa, in quel luogo dove uomini e donne d’ogni casta e d’ogni età divengono cenere in egual maniera, è lì che è possibile scorgere l’Aghori in meditazione accanto alla pira. (more…)

Humanism Revenge

Saturday, June 23rd, 2007

altMilton: Lascia che te lo dica figliolo, il senso di colpa è come un sacco di mattoni, non devi fare altro che scaricarlo. Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni si può sapere? Dio…? E’ così, Dio… Beh Kevin, ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare, è un guardone giocherellone. Riflettici un po’. Lui dà all’uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa, te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo cosmico spot pubblicitario del film, fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda ma non toccare… Tocca ma non gustare… Gusta ma non inghiottire. Ahahah! E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, è un gran sadico! E’ un padrone assenteista, ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? No mai!

Kevin: Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso, non è così…?

Milton: Perché no. Io sto qui col naso ben ficcato nella terra e ci sto fin dall’inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato creato per provare, a me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato e sai perché? Perché io non l’ho mai rifiutato nonostante le sue maledette imperfezioni! Io sono un fanatico dell’uomo! Sono un umanista… Probabilmente l’ultimo degli umanisti…

(dialogo tratto da: The Devil’s Advocate – via: Rev. Cosmic Egg)

Perdere la faccia

Sunday, June 17th, 2007

altSu tutto ciò che entra nel mondo dei nomi e delle forme, un nome è inflitto, una forma imposta, ma se l’orecchio interiore presta ascolto alla melodia segreta, alla pura musicalità dell’essere, si è liberi interiormente, quali che siano le maschere sociali via via indossate.

Non si è le varie persone successivamente interpretate, sotto la maschera si rimane senza volto; si è un vuoto risonante, una cassa armonica.

Una mente ottusa e secolare reprime questa interiore musicalità: la maschera mondana diventa la pelle del viso. Allora l’idea che essa possa esserci strappata, getta nel terrore; tutto si affronta pur di non perdere la faccia.

Attinta l’esperienza metafisica, viceversa, il proprio viso non è altro che la mascera adottata per caso all’atto di entrare nel mondo caduto, dove maledizione vuole che si pratichino i giochi illusori legati al nome e alla forma, mentre chi ha conosciuto l’esperienza metafisica lascia che la propria forma li pratichi senza mai scordare che di gioci illusori si tratta.
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Penitenti e autoflagellazioni, appunti brevi

Thursday, June 7th, 2007

altFinalmente riusciamo a mettere in ordine alcuni post sulle pratiche religiose di autoflagellazione, ringraziamo per i contributi orgone, carl0z e void.

Pare che le attuali pratiche di autoflagellazione pubblica siano in parte collegate al movimento eretico del XII secolo noto come flagellanti, che ovviamente in molte zone si è innestato su tradizioni pagane precedenti (da Iside in Egitto a Lupercalia a Roma, passando per un buon numero di culti locali sostanzialmente ignoti).

Nonostante i tentativi che la chiesa ufficiale fa per metterle al bando, oggi esistono diverse tradizioni locali nel mondo cristiano che hanno a che fare con l’autoflagellazione pubblica, come ad esempio i Penitenti messicani, quello brasiliani e quelli di Cutud, Filippini, che per Pasqua si fanno crocifiggere.
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Sul Diavolo

Monday, June 4th, 2007

tratto da: “Breve storia del diavolo“, di Alberto Cousté.

altForse il migior esempio dell’ambigua identità del Diavolo è dato dal fatto che si è soliti identificarlo con l’anormalità, con quanto è specificatamente devastande per un determinato gruppo umano, o con il nulla in cui la morte trasforma gli uomini, privandoli dell’essere. Così, nella maggior parte dei culti animisti africani, ha la pelle bianca. Per i contadini shintoisti giapponesi ha la forma della volpe, piaga millenaria dell’isola. Maestri e teosofi lo riducono alla manifestazione delle influenze maligne del piano astrale. Dunque per gli uomini, secondo quest’ultima testi, non esisterebbe il Diavolo, besì un’aura malefica composta dai fantasmi dei morti recenti, i resti proteici successivi a quella fase in cui il fantasma desidera ardentemente reincarnarsi e ha bisogno della materia vitale di un essere umano, i cosiddetti “corpi fluidi” degli animali (una sorta di anima inferiore concessa agli esseri irrazionali), le proiezioni psicologiche (desideri, pensieri, odii) delle persone e le tensioni psichiche dei folli e dei veggenti, dei medium e degli altri esseri speciali che dovrebbero comunicare con il piano astrale.
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