Maha Kumbh Mela

Ad intervalli regolari stabiliti da tempi immemorabili dagli astrologi, si celebra nell’India settentrionale a partire dalla festività di Makar Sankranti e fino a quella di Maha Shivaratri, il più affollato raduno religioso dell’umanità, il Maha Kumbh Mela.
Milioni di pellegrini si riversano ad Allahabad per immergersi dove confluiscono le acque dei fiumi Gange, Yamuna e quelle del mitologico – o preistorico ? – Saraswati che, secondo alcuni geologi, cambiò in realtà il suo corso in seguito ad eventi lontanissimi per confluire nell’odierno Yamuna.
Lo scopo è quello di liberarsi dai condizionamenti dell’esistenza materiale e, attraverso il bagno, purificarsi.

Nelle scritture vediche è detto che abitando per almeno tre giorni alla confluenza dei tre fiumi sacri si conquista la salvezza, e bagnandosi nelle acque sacre nei momenti propizi, si ottiene la liberazione dal ciclo di morti e rinascite, purificandosi. Le origini del raduno si perdono nella leggenda e nella mitologia hindù.
Dei e demoni si contendevano il dono più prezioso, l’Urna Sacra, kumbh, che racchiudeva l’Amritha, il nettare dell’immortalità. Il dio Jayanta si tramutò in corvo e e riuscì a sottrarre l’Urna e con quella fuggì, inseguito dai demoni. Durante la sua fuga si fermò 4 volte sulla terra a riposare. Ogni volta alcune gocce di Amritha uscirono dal vaso bagnando il suolo. Da queste gocce nacquero le 4 città sacre.
La fuga durò in tutto 12 giorni, ma poichè un giorno degli dei corrisponde a un anno degli uomini, il grande pellegrinaggio, il Maha Kumbh Mela si celebra ogni 12 anni e sempre ad Allahabad. Il raduno intermedio Ardh Kumbh Mela si tiene ogni 6 anni, alternativamente a Allahabad o a Haridwar, mentre altri eventi minori, Magh Mela si tengono ogni 3 anni a rotazione ad Allahabad, Haridwar, Nasik ed Ujjain. .

Il primo dei sei bagni sacri previsti dal rito canonico del Maha Kumbh Mela avviene il giorno di Mauni Amavasya – nel 2010 è stato il 19 gennaio – quando i Naga Sadhu si immergono rigorosamente per primi all’alba – pericoloso cercare di precederli: sono nudi ma armati, eccitatissimi e molto suscettibili – dopo di loro si immergono altri Sadhu e poi i Guru portati dai loro discepoli fino alla riva su baldacchini coloratissimi, auto iperdecorate o rimorchi di trattore addobbati fino all’inverosimile. Poi finalmente tocca ai comuni pellegrini fino al tramonto. .

I Naga Sadhu prevedono anche il consumo di cannabis, ad imitazione di Shiva, egli stesso in perenne stato di ebbrezza. Vengono, si siedono, discutono e fumano hashish, marijuana e, in alcuni casi, oppio. Come tutto nell’induismo, il rituale del chilum, dal quale si aspirano attraverso le mani lunghe boccate, è simbolico: la pipa rappresenta il lingam, il pene e dunque l’energia maschile di Shiva, e dentro ci brucia la shakti, la sessualità femminile.
Si calcola che in ognuno degli undici settori in cui è diviso il Kumbh Nagar, l’effimera e sterminata città di tende spuntata dal nulla attorno alla mistica confluenza di tre fiumi sacri, vengano consumati ogni giorno tra i 20 e i 25 chili di cannabis. «Serve a esaltare l’esperienza mistica», dice Shiva Das Baba, «a entrare in contatto con gli dei».
(text mixed from: guidaindia and medicina moksa)

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