Mai fischiare quando pisci

A grande richiesta pubblichiamo il famoso opuscolo di Hagbard Celine. Il lavoro di trascrizione è stato intensissimo per tutti noi, vogliate segnalarci eventuali refusi o imprecisioni. Un grazie ai Current 93 e ad Antony and the Johnsons per il supporto psichico.

altUna volta ho orecchiato due botanici mentre discutevano a proposito di una Cosa Dannata che era oscenamente sbocciata in un prato dell’università. Uno sosteneva che la Cosa Dannata era un albero, l’altro dichiarava trattarsi di un arbusto. Ciascuno avanzava ottimi argomenti da stuidoso, e li lasciai che stavano ancora discutendo.
Il mondo fa sbocciare in continuazione Cose Dannate, cose che non sono né alberi, né arbusti, né carne, né pesce, bianche o nere, e il pensatore categorico può solo considerare il mondo ronzante e aguzzo del dato sensoriale come un profondo insulto al suo sistema di classificazioni. I peggiori sono quei dati che violano il “buon senso”, quel tetro pantano di pigro pregiudizio e fangosa inerzia. L’intera storia della scienza è l’odissea di un archivista picchiato in navigazione perpetua tra queste Cose Dannate, costretto disperatamente a far ballare le sue classificazioni per poterle includere, esattamente come la storia della politica è futile epica di una lunga serie di tentativi d’allineamento delle Cose Dannate, per farle marciare in plotoni.

Ogni ideologia è un assassinio mentale, una riduzione dei processi viventi dinamici a classificazioni statiche, e ogni classificazione è una Dannazione, così come ogni inclusione è un’esclusione. In un universo affollato, ronzante d’energia, dove non esistono due fiocchi di neve identici, due alberi identici o due persone identiche, e la più piccola particella subatomica, così ci assicurano, non è identica a se stessa da un microsecondo all’altro, qualsiasi sistema di classificazione è una bugia raccontata a se stessi. “O, per metterla in modo più caritatevole” come dice Nietzsche, “siamo tutti artisti migliori di quanto non crediamo”.

E’ facile capire come l’etichetta “ebreo” fosse una Dannazione nella Germania nazista, ma in realtà l’etichetta “ebreo” è una Dannazione dappertutto, anche dove l’antisemitismo non esiste. “E’ un ebreo”, “è un dottore” ed “è un poeta” significano, per il centro di catalogazione nella corteccia celebrale, che la mia esperienza con lui sarà come la mia esperienza con altri ebrei, altri dottori e altri poeti. Quindi, l’individualità è ignorata quando asseriamo l’identità.
Osservate il meccanismo in azione a una festa, o in una qualsiasi occasione in cui degli estranei s’incontrino. Dietro alle aperture amichevoli c’é sempre circospezione mentre ciacuno fruga in cerca dell’etichetta che identificherà e Dannerà l’altro. Alla fine si rivelerà: “Oh, è un copy in pubblicità”, “Oh, è un tornitore”. Entrambe le parti si rilassano perché adesso sanno come comportarsi, quali ruoli giocare nella partita. Il 99 per cento di ciascuno è stato Dannato; l’altro reagisce all’1 per cento che è stato registrato dall’etichettatrice.

Certe Dannazioni sono intellettualmente e socialmente necessarie, questo è ovvio. Una torta alla panna lanciata in faccia ad un comico viene Dannata dal fisico che l’analizza secondo le leggi newtoniane del moto. Queste equazioni ci dicono tutto quanto vogliamo sapere sull’impatto della torta con la faccia, ma nulla sul significato umano del lancio. Un antropologo culturale, analizzando la funzione sociale del comico come sciamano, buffone di corte e surrogato del re, spiega il lancio di torte come sopravvivenza del Festival dei Folli e dell’assassinio del gemello del re. Ciò Danna l’argomento in un’altra maniera. Uno psicanalista, scoprendovi un rituale di castrazione edipica, ha seguito una terza Dannazione, e il marxista, che ci vede uno sbocco alla rabbia repressa dei lavoratori contro i padroni, esegue la quarta. Ciascuna Dannazione ha i suoi valori e i suoi usi, ma è sempre una Dannazione a meno che non venga riconosciuta la sua natura, parziale e arbitraria.
Il poeta che paragona la torta in faccia al commediante, al declino dell’occidente o al suo perduto amore, commette una quinta Dannazione, ma in quersto caso almeno l’elemento del gioco e la capricciosità del simbolismo sono ovvi Vorremmo sperarlo, per lo meno. Ogni tanto leggere i Nuovi Critici fa sorgere qualche dubbio su questo punto.

La società umana può essere strutturata secondo il principio d’autorità, oppure secondo il principio di libertà. L’autorità è una configurazione sociale statica nella quale le persone agiscono da superiori o inferiori: un rapporto sadomasochistico. La libertà è una configurazione sociale dinamica nella quale le persone agiscono da uguali: una relazione erotica. In ogni interazione tra persone, il fattore dominante è l’Autorità oppure la Libertà. Famiglie, chiese, logge, club e corporazioni, o sono più autoritarie che libertarie, oppure sono più libertarie che autoritarie.
Man mano che procediamo diventa palese che la forma d’autorità più pugnace e intollerante è lo Stato, che anche oggi osa assumere un assolutismo che la Chiesa stessa è stata costretta ad abbandonare da molto tempo, e che fa rispettare l’obbiedienza con le antiche e vergognose tecniche dell’Inquisizione. Ogni forma di autoritarismo, però, è un piccolo “Stato”, anche se ha una popolazione di due persone. Il commento di Freud a proposito del fatto che l’illusione di un singolo è nevrosi, mentre l’illusione di molti è religione, può essere generalizzato: l’autoritarismo di un singolo è crimine e l’autoritarismo di molti è lo Stato. Benjamin Tucker scrisse piuttosto acutamente:

“Aggressione” è solo un altro nome di “Governo”. Aggressione, invasione governo sono termini interscambiabili. L’essenza del governo è il controllo, o il tentativo di controllare. Chi tenta di controllare un altro è un governante, un aggressore, un invasore; e la natura di tale invasione non è cambiata, che venga commessa da un uomo verso un altro, alla maniera del criminale comune, da un uomo su tutti gli altri, alla maniera dei monarchi assoluti, o da tutti gli altri uomini su uno solo, alla maniera della moderna democrazia”.

L’uso della parola “invasione” da parte di Tucker è assa stessa molto precisa se consideriamo che scriveva più di cinquant’anni prima delle scoperte fondamentali dell’etologia. Ogni atto d’autorità è, in effetti, un’invasione del territorio fisico e psichico dell’altro.

Ogni fatto scientifico era Dannato, un tempo. Ciascuna invenzione veniva considerata impossibile. Ciascuna scoperta era uno choc nervoso per una qualche ortodossia. Ogni innovazione artistica veniva denunciata come frode e follia. L’intera rete della cultura e del “progresso”, tutto ciò che di artificiale esiste sulla Terra e non ci è dato in natura, è la manifestazione concreta del rifiuto a chinarsi davanti all’Autorità. Non avremmo nulla di più, non sapremmo nulla di più e non saremmo nulla di più dei primi ominidi, non fosse stato per il ribelle, per il recalcitrante e per l’intransigente. Come disse benissimo Oscar Wilde: “La disubbidienza era la Virtù Originale dell’uomo”.

Il cervello umano, che adora leggere descrizioni di se stesso che magnificano il più meraviglioso organo di percezione dell’universo, è un ancor più meraviglioso organo di rigetto. I fatti nudi e crudi del nostro gioco economico sono facilmente appurabili, sono innegabili una volta dichiarati, ma i conservatori (di solito individui che approfittano di questi fatti ogni giorno della propria vita) riescono a restarne ignari, o a vederli attraverso un’ottica estremamente rosea e distorta. (In maniera simile, il rivoluzionario ignora la testimonianza definitiva della storia sul corso naturale della rivoluzione, attraverso la violenza, verso il caos e indietro sino al punto di partenza.)

Dobbiamo ricordare che il pensiero è astrazione. Nella metafora di Einstein, il rapporto tra un fatto fisico e la nostra recezione mentale di quel fatto non è quella del manzo col brodo di manzo, una semplice faccenda di estrazione e condensazione; piuttosto, come continua Einstein, assomiglia al rapporto tra il nostro soprabito e la ricevuta che ci danno quanto lo consegnamo al guardaroba. In altre parole, la percezione umana coinvolge il codificare ancor più del semplice percepire. La griglia del linguaggio, della matematica, di una scuola artistica o di qualsiasi altro sinstema umano d’astrazione fornisce la struttura ai nostri costrutti mentali non del fatto originale, bensì del sistema simbolico all’interno del quale è codificato, esattamente come un cartografo colora una nazione di viola non perché sia viola, ma perchè il suo codice lo richiede. Ma ogni codice esclude certe cose, ne sfuoca altre, e ne accentua in modo sproporzionato altre ancora. Il famoso salto di Nijinskij attraverso la finestra al culmine di Le spectre d’une rose viene codificato meglio dal sistema di note utilizzato dai coreografi, mentre il linguaggio verbale traballa se tenta di trasmetterlo. La pittura o la scultura potrebbero catturare totalmente la magia di un suo singolo istante, ma di uno solo; l’equazione del fisico, Forza=Massa x Accelerazione, ne evidenzia solo un aspetto trascurato da tutti gli altri codici, ma perde tutto il resto. Ogni percezione è influenzata, formata e sfruttata dalle usuali abitudini di codificazione (abituali e mentali) del percettore.

Tutta l’autorità è funzione del codificare, di regole del gioco. Mille e mille volte gli uomini sono insorti per combattere con forconi le armate munite d cannoni, mentre altri si sono chinati docili anche agli oppressori più deboli ed incerti. Tutto dipende dalla misura in cui la codificazione distorce la percezione e condiziona i riflessi fisici (e mentali).

A prima vista parrebbe che l’autorità non potrebbe esistere se tutti gli uomini fossero codardi o se nessuno lo fosse, ma prospera in questo modo solo perché la maggioranza degli uomini è formata da codardi e alcuni sono ladri. In realtà le dinamiche interne della codardia e della sottomissione da un lato, e dell’eroismo e della ribellione dell’altro, vengono di rado comprese consciamente sia dalla classe dominante che dai subalterni. La sottomissione non viene identificata con la codardia bensì con la virtù, la ribellione non con l’eroismo ma col male. Per i proprietari romani di schiavi, Spartaco non era un eroe e gli schiavi obbedienti non erano codardi; Spartaco era un malfattore e gli schiavi obbedienti dei virtuosi. Anche gli schiavi obbedienti ne erano convinti. Chi obbedisce si pensa sempre virtuoso piuttosto che vile.

Se l’autorità implica sottomissione, la liberazione implica uguaglianza; l’autorità esiste quando gli uomini non obbediscono ad altri uomini. Quindi, affermare che l’autorità esiste equivale a dire che esistono casta e classe sociale, che esistono la sottomissione e la disuguaglianza. Dire che la libertà essite significa dire che esiste l’assenza di classi sociali, che esistono la fratellanza e l’uguaglianza.
L’autorià, dividendo gli uomini in classi, crea dicotomia, intralcio, ostilità, paura, divisione. La libertà, mettendo gli uomini sullo stesso livello, crea associazione, amalgama, unione, sicurezza. Quando i rapporti sono basati sull’autorità e sulla coercizione, gli uomini si respingono; quando si basano sulla libertà e sulla non-aggressione, si uniscono.
Sono fatti assiomatici e di per sé evidenti. Se l’autoritarismo non possedesse la struttura prefabbricata, preprogrammata, priva d’alternative di un Gioco Infinito, da tempo gli uomini l’avrebbero rifiutato abbracciando il pensiero libertario.
Il solito piagnisteo pacifista sulla guerra, sui giovani mandati a morire dai vecci che restano a casa a occupare le scrivanie dei burocrati, senza rischiare nulla, manca completamente il punto. Le richieste di reclutare i vecchi per combattere le loro guerre, o di mandare al fronte il primo giorno delle ostilità i capi delle nazioni in conflitto ecc., vengono indirizzate verso un presunto “senso di giustizia” che semplicemente non esiste. Per il tipico cittadino sottomesso di una società autoritaria è normale, ovvio e “naturale” dover obbedire a maschi più vecchi e dominanti, anche a rischio della vita, anche contro la sua stessa gente e anche per acuse che sembrano ingiuste ed assurde.

La carica della brigata leggera, la storia di un gruppo di giovani maschi inviati alla morte in una situazione chiaramente idiota, e solo perché obbedito a un ordine insensato senza fermarsi a pensare, è stata, e rimane, una poesia popolare perché l’obbedienza cieca da parte dei giovani maschi verso i maschi più anziani è il più stimato di tutti i riflessi condizionati all’interno delle società umane e umanoidi.

Il meccanismo con il quale l’autorità e la sottomissione vengono inculcate nella mente dell’uomo è la codificazione della percezione. Ciò che si adatta al codice viene accettato, tutto il resto è dannato. Condannato a essere ignorato, dismesso, trascurato e, qualora tutto ciò fallisse, condannato a essere dimenticato.
Una forma peggiore di Dannazione la si riserva a tutte le cose che non possono essere ignorate. Finiscono distorte dai pregiudizi percettivi del cervello finché, talmente incrostate da divenire irriconoscivili, possono essere inserite nel sistema, classificate, schedate, sepolte. E’ quanto accade a ogni Cosa Dannata che si dimostri troppo spinosa e appiccicosa per la scomunica. Come notava Josiah Warren: “E’ pericoloso comprendere troppo rapidamente cose nuove”. Quasi sempre, non le abbiamo comprese. Le abbiamo assassinate e mummificato i loro cadaveri.

Il monopolio dei mezzi di comunicazione piò definire un’élite dominante meglio della famosa formula marxiana del “monopolio dei mezzi di produzione”. Dato che l’uomo prolunga il proprio sistema nervoso attraverso canali di comunicazione come la parola scritta, il telefono, la radio, ecc., chi controlla questi mezzi di controlla parte del sistema nervoso di ogni membro della società. I contenuti di questi mezzi divengono parte del contenuto del cervello di ciascun individuo.

Perciò, nella società preletterate i tabù sulla parola parlata sono più numerosi e draconiani che in qualsiasi altro livello complesso d’organizzazione sociale. Con l’invenzione della parola scritta (geroglifica, ideografica o alfabetica) i tabù si spostano verso questo mezzo; diminuisce la preoccupazione per cosa dice la gente e l’attenzione si sposta su quello che scrive. (Alcune delle prime società a giungere all’alfabetizzazione, quali l’antico Egitto e la cultura maya del Messico, evidentemente conservarono la conoscenza dei geroglifici come segreto religioso di cui erano messi a parte soltanto i massimi gradi delle femiglie reali e sacerdotali). Lo stesso processo si ripete all’infinito: ogni passo avanti nella tecnologia della comunicazione porta con sé tabù più pesanti del precedente. Perciò, nell’America odierna (post-Lenny Bruce), è raro sentir parlare di condanne per oscenità o bestemmie verbali; continuano ancora i porcessi contro i liberi, mai gradi superiori di giudizio interpretano le leggi in maniera liberale, e la maggior parte degli scrittori si sente abbastanza tranquilla di poter pubblicare praticamente di tutto; i film si stanno sconsacrando quasi quanto i libri, sebbene in questo settore la lotta sia ancora accesa; la televisione, il mezzo più recente, rimane ancora imprigionata nei tabù neolitici. (Quando i commentatori televisivi commisero un reato di lèse majesté dopo un discorso del Maschio Dominante dell’epoca, un certo Richard Nixon, uno dei suoi tirapiedi li informò subito che avevano oltrepassato il limite, e l’intera tribù, a parte la minoranza dissidente, applaudì la riconferma della tradizione.) Quando arriverà un mezzo più efficiente, i tabù sulla televisione diminuiranno.

3 Responses to “Mai fischiare quando pisci”

  1. Alessio Says:

    ma gli altr libri di wilson non sono stati mai tradotti??

  2. george Says:

    in italiano si trova solo la trilogia degli illuminati e “Sex, drugs & magick. Per una psichedelia del piacere”

  3. Sessio Says:

    cazzu cazzu

    grazie.

    che il karmageddon sia con voi..
    Ave Eris Ave Discordia!

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