La verità è una terra senza sentieri

altIn questi giorni abbiamo avuto la fortuna di trovarci coinvolti in interessanti discussioni attorno a quella oscura materia che, per semplicità, chiamiamo verità. I nostri interlocutori sono state persone estremamente colte ed intelligenti ma, a nostro avviso, accecate da quella prospettiva che fa del neopositivismo il solo approccio al ragionamento accettabile nel nostro tempo.
Non vogliamo intraprendere un’analisi di questa materia in questa sede, non avendo né il tempo né le capacità, ma ci limitiamo a dare qualche suggestione per sottolineare quella differenza di metodo che ci appartiene e caratterizza.
Per farlo ci serviremo delle parole di Jiddu Krishnamurti, giunte alle nostre orecchie proprio in tempestiva coincidenza di queste discussioni. Strana fortuna, anche se si sa: “la fede nella coincidenza è la superstizione prevalente nell’età della scienza“. A voi il testo:

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La verità è una terra senza sentieri. L’uomo non può raggiungerla attraverso nessuna organizzazione, credo, dogma, clero, o rituali, né attraverso lo studio filosofico, o le tecniche psicologiche. Deve trovarla attraverso lo specchio dei rapporti, attraverso il riconoscimento dei contenuti della propria mente e l’osservazione, e non mediante l’analisi intellettuale o la dissezione introspettiva. Gli uomini hanno costruito in se stessi le immagini della propria sicurezza, religiose, politiche e personali, che si esprimono come simboli idee e credenze. Il loro peso domina il pensiero, i rapporti, la vita quotidiana dell’uomo. Sono la causa dei nostri problemi, perché in qualunque rapporto dividono le persone. La nostra percezione è modellata dai concetti già formati nella mente.

Il contenuto della nostra coscienza è la coscienza stessa, ed è comune a tutta l’umanità. La personalità consiste soltanto nel nome, nella forma e nella cultura ricavata dall’ambiente. La specificità dell’individuo non sta nei fattori superficiali, ma nella totale libertà dal contenuto della coscienza.alt La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. E’ una pretesa umana pensare che la possibilità di scelta sia libertà. La libertà è pura osservazione senza movente; la libertà non si situa alla fine dell’evoluzione umana, ma nel primo momento della sua esistenza. L’osservazione porta a scoprire la mancanza di libertà. La libertà risiede nella consapevolezza priva di scelta della vita quotidiana. Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dalle esperienze e dalle conoscenze, che sono inseparabili dal tempo. Il tempo è il nemico psicologico dell’uomo. Il nostro agire si basa sul conosciuto e quindi sul tempo, e così l’uomo è continuamente schiavo del passato. Diventando consapevoli del movimento della coscienza, possiamo osservare la divisione tra il pensatore e il pensiero, tra osservatore e osservato, tra il soggetto dell’esperienza e l’esperienza. Scopriremo che questa divisione è illusoria. Allora rimane la pura osservazione, che è intuizione senza residuo del passato. L’intuizione priva di tempo induce un profondo e radicale cambiamento nella mente. La negazione totale è l’essenza della positività. Dove c’è negazione di tutto ciò che non è amore (cioè desiderio e piacere), allora c’è amore, con la sua compassione e intelligenza.
(text: Jiddu Krishnamurti, Londra, 21 ottobre 1980 – art: Heidelberger Totentanz, 1460)

3 Responses to “La verità è una terra senza sentieri”

  1. org Says:

    Su quello che dice Krishnamurti non credo si possa commentare niente, e inizio ad essere convinto che su questa cosa sia anche poco utile scrivere o leggere libri…. forse. Riguardo al neopositivismo, invece, credo che si possano dire diverse cose; il problema principale è che l’impostazione neopositivista (che funziona per spiegare
    tutta una serie di cose) è basata su una tautologia di fondo: tutto quello
    che accade può essere spiegato dal metodo scientifico; tutto quello che non
    può essere spiegato dal metodo scientifico non accade.
    C’è una bellissima storiella di Vilayanur S. Ramachandran ( http://en.wikipedia.org/…layanur_S._Ramachandran
    ) che recita così:

    “Imagine that I cart a pig into your living room and tell you that it can
    talk. You might say, “Oh, really? Show me.” I then wave my wand and the pig
    starts talking. You might respond, “y God! That’s amazing!” You are not likely
    to say, “Ah, but that’s just one pig. Show me a few more and then I might
    believe you”

    (Ramachandran, Phantoms in the Brain : Probing the Mysteries of the Human
    Mind, coauthor Sandra Blakeslee, 1998, ISBN 0-688-17217-2; p. xiii)

  2. george Says:

    questo spot e’ interessante: http://www.dothetest.co.uk/

  3. orgo Says:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Tom_Robbins

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