Le Tong, società segrete per il nuovo millenio

Proponiamo un intervento di Hakim Bey (al secolo Peter Lamborn Wilson) sull’attualità di organizzazioni segrete fondate sul modello delle tong cinesi. Il testo è un po’ datato ma resta comunque interessante e stimolante. Buona lettura.

L’altro inverno ho letto un libro sulle tong cinesi – forse il primo mai scritto da qualcuno che non fosse un agente del Servizio segreto britannico! – e per la prima volta ho capito perché sono sempre stato attratto dalle tong. Non solo per il loro romanticismo e per l’elegante decoro delle cineserie decadenti, ma anche per la forma, la struttura, l’essenza vera dela cosa.

Qualche tempo dopo in un’eccellente intervista con William Burroughs sulla rivista “Homocore”, scoprii che anche lui era rimasto affascinato dalle tong e consigliava la forma come perfetto modello di organizzazione per i froci, particolarmente nell’era presente di merdoso moralismo isterico. Sono d’accordo ed estendo la raccomandazione a tutti i gruppi marginali, specialmente quelli la cui jouissance ha a che fare con l’illegalità (stonati, eretici sessuali, insurrezionali) o con l’etrema eccentricità (nudisti, pagani, artisti postavanguardia ecc)

Una tong può forse venire definita come una società di mutuo beneficio per persone che abbiano un interesse in comune che sia illegale o pericolosamente marginale. Da qui deriva la necessaria segretezza. Molte tong cinesi orbitavano attorno al contrabbano e all’evazione fiscale, o al controllo clandestino autonomo di certi commerci (in opposizione al controllo statale), oppure a scopi politici insurrezionali o religioni (il rovesciamento dei manchu, per esempio, quano molte tonq collaborarono con gli anarchici nella rivoluzione del 1911).

Uno scopo comune delle tong era raccogliere e investire le quote di appartenenza e iniziazione in fondi d’investimeno per gli indigenti, i disoccupati, le vedove e gli orfani dei membri deceduti, per le spese dei funerali ecc. In un’era come la nostra dove i poveri sono presi tra la cancerogena Scilla dell’industria assicurativa e l’evanescente Cariddi dell’assistenza e della salute pubblica, questo scopo della Società Segreta potrebbe certo riacquistare interesse. (Le logge massoniche erano organizzate su queste basi, come pure i primi sindacati illegali e gli “ordini cavallereschi” di lavoratori e artigiani). Un altro scopo universale di tali società era naturalmente la convivialità, specialmente i banchetti, ma anche questo passatempo, apparentemente innocuo, può acquisire implicazioni isurrezionali. Nelle varie rivoluzioni francesi, per esempio, i banchetti e le cene presero frequentemente il ruolo di organizzazioni radicali, quando ogni altra forma di riunione pubblica veniva bandita.

Recentemente ho parlato delle tong con P.M., l’autore di bolo’bolo. Ho sostenuto che le società segrete sono di nuovo una valida possibilità per gruppi che cerchino autonomia e realizzazione individuale. Non era d’accordo, ma non (come m’aspettavo) a causa delle connotazioni “elitarie” di segretezza. Sentiva che tali forme organizzative funzionano al meglio per gruppi già molto affiatati con forti legami economici, etnico-regionali o religiosi – condizioni che non esistono (o esistono solo in embrione) nella scena marginale odierna. Propose invece di costituire dei centri di quartiere multi-uso con spese da dividersi tra i vari gruppi d’interesse e piccoli imprenditori (artigiani, caffè, spazi per performance ecc.). Tali grossi centri richiederebbero uno status ufficiale (riconoscimento statale), ma diventerebbero ovviamente punti focali per ogni tipo di attività non-ufficiale – mercato nero, organizzazione temporanea di “protesta” o azioni insurrezionali, “attività ricreative” non controllate e convivialità non monitorata ecc.

Rispondendo alla critica di P.M., non ho abbandonato ma piuttosto modificato il mio concetto di ciò che una moderna tong potrebbe essere. La struttura intensamente gerarchica della tong tradizionale ovviamente non funzionerebbe, sebbene alcune delle forme potrebbero essere salvate e usate nelle stesse in maniere in cui titoli e onori vengano usati nelle nostre “libere religoni” (o “strane religioni”, religioni “burla”, culti anarco-neopagani ecc.). Ci attira l’organizzazione non-gerarchica, ma anche il rituale, l’incenso, la deliziosa pomposità degli ordini occulti – “estetica tong” potremmo chimarla; ma allora perché non dovremmo avere la torta e mangiarcela? (specialmente se è fatta di “marocchino” o baba au absinthe – qualcosa di un po’ proibito!). Tra le altre cose, la tong dovrebbe essere un’opera d’arte.

Anche la tradizionale severa regola di segretezza ha bisogno di modificazioni. Oggigiorno, qualsiasi cosa che eviti lo sguardo idiota della pubblicità è già virtualmente segreta. La maggioranza delle persone moderne sembrano incapaci di credere nella realtà di qualcosa che non vedono mai in televisione – perciò sfuggire all’essere televisualizzati è già essere quasi invisibili. Per di più, ciò che viene visto attraverso la mediazione dei media diviene quasi irreale e perde di potere (non mi metterò a difendere questa tesi, ma voglio semplicemente indirizzare il lettore a un filone di pensiero che parte da Nietzsche e arriva a Benjamin, Bataille, Foucault e Baudrillard). Per contrasto, forse ciò che è non visto mantiene la sua realtà, il suo essere radicato nella vita quotidiana e perciò nella possibilità del meraviglioso. Perciò la moderna tong non può esssere elitaria – ma non c’è ragione per cui non possa essere selettiva. Molte organizzazioni non-autoritarie si sono sfasciate sul dubbioso principio dell’associazione aperta che porta grequentemente a una preponderanza di teste di cazzo, violenti, rovina-feste, nevrotici piagnucoloni e sbirri. Se una tong è organizzata attorno a un interesse speciale (specialmente uno illegale, rischioso o marginale) ha certamente il diritto di comporsi secondo il principio del gruppo “di affinità”. Se segretezza significa: (a) evitare pubblicità e (b) valutare possibili soci, la “società segreta” può scarsamente essere accusata di violare principi anarchici. Infatti, tali società hanno una lunga e onorevole storia nel movimento anti-autoritario, dal sogno di Proudhon di rianimare la Santa Vehme come un tipo di “giustizia popolare”, ai vari piani di Bakunin, ai “vagabondi” di Durruti. Non dovremmo lasciare che gli storici marxisti ci convincano che tali espedienti sono “primitivi” e sono perciò stati lasciati indietro dalla “storia”. L’assolutezza della “storia” è, al massimo, una proposizione piena di dubbi. Non ci interessa un ritorno al primitivo, ma un ritorno del primitivo, nella misura in cui il primitivo è il “represso”.

Nel passato le società segrete apparivano in spazi e tempi proibiti dallo stato, per sempio quando e dove la gente viene tenuta separata dalla legge. Oggi, la gente non viene normalmente tenuta separata dalla legge ma dalla mediazione e dall’alienazione. La segretezza, perciò, diviene un evitare la mediazione, mentre la convivialità si trasforma, da scopo secondario della “società segreta”, in scopo primario. Semplicemente incontrarsi facci-a-faccia è già un’azione contro le forze che ci opprimono con l’isolamento, la solitudine, la trance dei media.

In una società che rafforza la scissione schizoide tra lavoro e tempo libero, abbiamo tutti sperimentato la trivializzazione del nostro “tempo libero”, tempo che non è organizzato né come lavoro, né come svago (“vacanza” significava, una volta, tempo “vuoto”; oggi significa tempo che viene organizzato e riempito dall’indistria dello svago). Lo scopo “segreto” della convivialità nella società segreta diviene allora l’auto-strutturazione e auto-valorizzazione del tempo libero. La maggior parte delle feste sono dedicate solo alla musica a tutto volume e al troppo alcol, non perché ci piacciono ma perché l’impero del lavoro ci ha imbevuto della sensazione che il tempo libero è tempo sprecato. L’idea di fare una festa per, mettiamo, fare una coperta, o cantare madrigali tutti insieme, pare irrimediabilmente sorpassata. Ma la moderna tong troverà allo stesso tempo necessario e godibile riprendersi il tempo libero dal mondo delle merci e devolverlo alla creazione collettiva, al gioco. Sono a conoscenza di diverse società già organizzate secondo questi modelli, ma di certo non le scoprirò dalla loro segretezza parlandone su un libro. Ci sono alcune persone che non hanno bisogno di quindici secondi di telegiornale per confermare le loro esistenze. Naturalmente, stampa e radio alternative sono comunque praticamente invisibili, di sicuro piuttosto opachi allo sguardo del controllo. Ciò nondimeno, è questo il principio della cosa: i segreti devvono venire rispettati. Non tutti hanno bisogno di sapere tutto! Quel che più manca la Ventesimo secolo, e ciò di cui ha più bisogno, è il tatto. Desideriamo rimpiazzare l’epistemologia democratica con l'”epistemologia dada” (Feyerabend). Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

C’è chi chiamerà questo un’atteggiamento elitario, ma non lo è (almeno non nel senso del termine alla C. Wright Mills: cioè, un piccolo gruppo che esercita potere su non-membri per il proprio tornaconto). L’immediatismo non si preoccupa delle relazioni di potere: non desidera né comandare, né essere comandato. Perciò la tong contemporanea non trova piacere nella trasformazione delle istituzioni in cospirazioni. Vuole potere per i suoi scopi di mutualità. È una libera associazione di individui che si sono scelti l’un l’altro come soggetti della generosità del gruppo. La sua caratteristica è l’espansività (per usare un termine sufi). Se questo significa una qualche forma di elitarismo, così sia.

Se l’immediatismo inizia con gruppi di amici che tentano non solo di superare l’isolamento ma anche di arricchire le loro vite, vorrà presto prendere una forma più complessa: nuclei di alleati mutualmente scelti, lavorare (giocare) per occupare sempre più tempo e spazio al di fuori di tutta la struttura e del controllo mediato. Allora vorrà divenire una rete orizzontale di tali gruppi autonomi, poi, una “tendenza”, poi un “movimento” e poi una tela cinetica di zone temporaneamente autonome. Alla fine lotterà per diventare il cuore di una nuova società, crescendo all’interno del guscio corrotto della vecchia. Per tutti questi scopi la società segreta promette di fornire un’utile cornice di clandestinità protettiva – un mantello di invisibilità che dovrà essere gettato solo nel caso di una qualche finale resa dei conti con la Babilonia della mediazione…. Prepariamoci alle “guerre tong”.

(text by: Hackim Bey, “Via Radio, saggi sull’immediatismo“, Shake Edizioni, 1995 – art by: Connecting with China)

2 Responses to “Le Tong, società segrete per il nuovo millenio”

  1. fastidio Says:

    fastidio ha gradito e voleva chiederti da tempo la fonte da cui hai tratto l’uroboro che usi come logo in home… ??

  2. george Says:

    l’uroboro lo abbiamo recuperato online cercando roba alchemica, poi è stato rimaneggiato per fare il logo
    zot ;)

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