Aghora e la via della mano sinistra

Ecco, fuoriprogramma, un minidossier sull’Aghora, una forma estrema del tantrismo hindu. Il testo è tratto da FuocoSacro e in fondo alla pagina originale ci sono alcuni video molto interessanti, non perdeteveli.

alt Nella antica città indiana di Benares arde da millenni un Fuoco Sacro inestinguibile. La lucente città di Shiva è il sempiterno teatro dell’incessante ardore delle pire funebri, perenni, molteplici, costanti, disposte a centinaia, lungo le sponde del divino Gange. Il Manikarnika Ghat (detto anche Mahasmashan) è il più grande campo di cremazione della città, ed è uno dei luoghi più sacri di tutta l’India; bruciare al Manikarnika il proprio corpo fisico, giunto ormai al termine della sua effimera esistenza, è una delle massime aspirazioni di ogni induista.

Da ogni parte dell’India e anche oltre, centinaia e centinaia di persone, anziane e malate, si recano lì ogni giorno ad attendere serenamente la propria dipartita, mentre dai treni vengono scaricati innumerevoli corpi umani, ormai già privi di vita, giunti anch’essi da molto lontano per poter avere accesso al sacro fuoco di Benares. In quel luogo dove l’aria è satura di morte, dove il denso fumo delle cremazioni compenetra ogni cosa con il suo acre odore, lì dove grossi uccelli neri si contendono voracemente brandelli umani ed ossa, in quel luogo dove uomini e donne d’ogni casta e d’ogni età divengono cenere in egual maniera, è lì che è possibile scorgere l’Aghori in meditazione accanto alla pira.

altIn sanscrito il termine Ghora significa tenebra, oscurità, ignoranza, quindi con l’aggiunta della A privativa si ottiene Aghora, ossia mancanza di oscurità, dissipamento delle tenebre dell’ignoranza, luce, verità. L’Aghori è un sadhu, un asceta che ha intrapreso un particolare cammino di purificazione alla ricerca della verità suprema, ma ciò che contraddistingue gli Aghori dai tanti altri sadhu hindù è la loro singolare condotta di vita.

Gli Aghori mangiano qualsiasi tipo di carne, a volte perfino carne umana, in genere pezzi di cervello estratti dai crani con i quali stanno sempre a stretto contatto (i teschi umani sono anche la loro ciotola per il cibo ed il loro bicchiere). Fanno spesso uso di alcolici, cannabis e hashish, e durante alcuni dei loro rituali assumono atteggiamenti che per la società hindu’ sono considerati di estrema impurità, come ad esempio l’avere rapporti sessuali con donne durante il loro ciclo mestruale, assumere oralmente feci, mestruo, urina, pezzi di carne in decomposizione. I corpi senza vita sono una costante nelle loro pratiche, è abitudine per loro meditare adagiati ai cadaveri in putrefazione e sono sempre circondati da simboli di morte, non a caso, come Shiva nel suo aspetto più terrifico, essi amano vagare tra le pire funerarie, cosparsi di cenere e adornati da frammenti umani tra cumuli di ceneri ed ossa calcificate attorniati da cani scheletrici e sciacalli affamati. Gli Aghori si propongono di superare la barriera più difficile da abbattere per l’essere umano: quella dell’illusione, ossia ciò che infligge all’uomo la sua visione dualistica dell’esistenza: vita/morte, sacro/profano, bene/male, morale/immorale, ecc. Per fare questo devono distruggere tutte le convenzioni umane, tutte le sovrastrutture psicologiche, tutti i taboo, devono infrangere ogni singolo schema, ogni categorizzazione.

altPer gli Aghori la differenza che vi è tra sacro e profano, tra puro e impuro, tra bene e male altro non è che frutto del Maya. Lo schifo, l’orrore, l’osceno, per gli Aghori sono semplici effetti dell’Ego, che altro non è che un muro da abbattere. Fondamentale è il superamento del concetto dualistico vita/morte, questo è il motivo per cui sono continuamente circondati da scheletri e cadaveri: non esiste alcuna differenza tra la vita e la morte e l’Aghori deve riuscire ad assimilare dentro di se questa suprema realtà e deve riuscirci con ogni mezzo che la materia gli offre, deve superare il muro della dualità.

Il Tantra è per sua natura un percorso di purificazione alchemica, e l’Aghori Baba è il maestro della via più “estrema” di tale purificazione, nota in Occidente anche come Vama Marg o Via della Mano Sinistra: trascendere la materia grazie alla materia stessa, sperimentando quindi ogni aspetto di essa, anche il più inquietante, il più osceno, il più raccapricciante, il più doloroso; soltanto in questo modo l’asceta potrà essere purificato e libero dall’illusione.

Data la sua particolare natura, tale cammino è assolutamente riservato a pochissimi, proprio per questo motivo gli Aghori sono davvero molto pochi, oltre che poco conosciuti, basti pensare che in tutta l’India se ne conteranno al massimo un centinaio; il nucleo più noto gravita attorno all’ashram Kina-Ram e tra le pire funebri di Benares.

(tratto da: fuocosacro.org, Aghora, di David Barra)

5 Responses to “Aghora e la via della mano sinistra”

  1. julie Says:

    molto interessante

  2. Azidahaka Says:

    Interessante, ma a mio parere è illogico.

    Cercare di trascendere il dualismo vita/morte affidandosi e cercando la mortificazione (se ho capito bene) mi sembra inadatto.
    Trovo molto più logico e applicabile il concetto di equilibrio in questo caso, un equilibrio di tensione, o un ciclo che deve essere seguito.

    D’altronde non pretendo di capire cose così lontane dalla mia e dalla nostra (occidentale) vita.

  3. shivaram Says:

    gli aghori non cercando la “mortificazione”, al contrario, loro cercano di vivere in maniera del tutto non discriminatoria, annullando i concetti di “puro e impuro”, “bene e male”, “sacro e profano”…in questo modo riescono ad uscire dalle convenzioni e dalle barriere mentali che il nostro ego edifica.

  4. yanomamo Says:

    Ho messo questo articolo sul mio neonato blog perchè mi ha fatto riflettere sulle infinite possibilità di trovare la via per l’esporazione dell’esistenza…

    http://yanomamo.wordpress.com

  5. Il Ganjanauta Says:

    Articolo molto interessante, grazie mille per averlo condiviso! Azidahaka per me invece ha molto senso, perché noi viviamo in una cultura che ci impone di stare con i vivi. Anche in alcune religioni viene contemplato in questo modo, cioè di trattare come la morte in una dimensione parallela alla nostra che noi non potremo mai conoscere. Gli Aghori invece trascendono questa dimensione con l’assunzione di sostanze.

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