Sul Diavolo

tratto da: “Breve storia del diavolo“, di Alberto Cousté.

altForse il migior esempio dell’ambigua identità del Diavolo è dato dal fatto che si è soliti identificarlo con l’anormalità, con quanto è specificatamente devastande per un determinato gruppo umano, o con il nulla in cui la morte trasforma gli uomini, privandoli dell’essere. Così, nella maggior parte dei culti animisti africani, ha la pelle bianca. Per i contadini shintoisti giapponesi ha la forma della volpe, piaga millenaria dell’isola. Maestri e teosofi lo riducono alla manifestazione delle influenze maligne del piano astrale. Dunque per gli uomini, secondo quest’ultima testi, non esisterebbe il Diavolo, besì un’aura malefica composta dai fantasmi dei morti recenti, i resti proteici successivi a quella fase in cui il fantasma desidera ardentemente reincarnarsi e ha bisogno della materia vitale di un essere umano, i cosiddetti “corpi fluidi” degli animali (una sorta di anima inferiore concessa agli esseri irrazionali), le proiezioni psicologiche (desideri, pensieri, odii) delle persone e le tensioni psichiche dei folli e dei veggenti, dei medium e degli altri esseri speciali che dovrebbero comunicare con il piano astrale.

Tutto ciò, senza essere propriamente il Diavolo – alla cui esistenza non crede la maggior parte degli esoterici – costituirebbe una specie di ragnatela magmatica e certamente diabolica, il Male, protesa sulle vite e sulle opere degli uomini a impedirne l’accesso alla retta via.
È impossibile stabilire un punto di partenza unitario circa la natura del Diavolo, la sua antichità e la sua polivalenza. L’antica tradizione talmudica concorda con la Patristica sulla sua unicità e sulla storia, a tutti nota, della caduta di Lucifero a causa della sua superbia. Tuttavia ciò non impedisce loro di rimarcare l’esistenza dei numerosi demoni che abitano il deserto della Giudea – come l’insistente Asmodeo del Libro di Tobia – o che penetravano nelle città servendosi del corpo dei posseduti, come ci narrano i Vangeli e gli Atti degli Apostoli.

La più inquietante delle speculazioni sul Diavolo è forse quella che lo presenta come il demiurgo per eccellenza. Il termine demiurgo entrò a far parte della filosofia grazie a Platone e raggiunse una straordinaria fioritura fra gli gnostici che gli attribuirono il carattere di intermediario fra il finito e l’infinito, fra il creatore e la sua opera, tutte caratteristiche con cui lo conosciamo oggi. In questo modo Cristo, l’Adamo Kadmon dei cabalisti e il Prajapati hindu sono altrettanti modelli archetipici del demiurgo: non fabbricano il mondo, ma lo differenziano nel senso del Verbo che dà il nome alle cose e del principio annullatore dell’androginia originale (da cui deriva l’organizzazione binaria del creato: maschio/femmina, giorno/notte, freddo/caldo, ecc.) oppure la redimono (come appare dal mito della lacerazione e dela successiva ricomposizione del corpo di Osiride, nella cosmogonia del Nilo o nel simbolismo ascensionale della croce, legno sospeso fra Cielo e Terra sul quale Cristo assurge a rappresentante della specie umana).

altTuttavia, allo stesso tempo, nella medesima natura demiurgica risiede l’essenza del Male. Infatti, a che scopo abbiamo bisogno di questo dio intermedio, lontano dell’imperfezione umana come dall’immobile onnipotenza del Padre, se non per fargli carico di tutti i difetti della creazione? Né i mortali, deboli e perituri, né Dio – che va preservato nel quadro della somma bontà e del sommo amore – possono essere i responsabili delle piaghe e degli omicidi, delle malattie e della morte, della paura e del dolore. Questa intuizione sul Diavolo è quella delle prime culture storiche: la sua presenza in esse non solo è giustificabile, ma perfino necessaria.

Con il nome di Eblis insegna ai figli di Caino l’arte di costruire le città e di forgiare i metalli. Come Arcidemonio, per i manichei, infiamma di lussuria Adamo ed Eva. Come Loki, nelle saghe scandinave, assalta la dimora degli dèi per rifornirsi del materiale che gli serve a portare a compimento la sua opera. Visti i risultati, le sue azioni all’inizio sono ambigue, ma motivate da buone intenzioni: se distrugge l’innocenza della vita nomade è evidente che, con la città, permette all’uomo di entrare nella Storia, se il forgiare i metalli conduce alla produzione di armi, porterà anche all’invenzione dell’aratro, se il desiderio sessuale causerà innumerevoli tragedie, nello stesso tempo assicurerà la continutà della specie.

Non certo meno scomodo perché necessario, il Diavolo sarà spogliato delle sue caratteristiche sacre per essere ridotto alla pura rapprezentazione del Male, che è la forma sotto la quale lo conosciamo oggi. Per compiere questo passo – che gli uomini desiderano compiere – senza alterare chiaramente l’equilibrio cosmogonico, sarà necessario creare un’altra figura, un secondo demiurgo, la cui funzione sia eminentemente redentrice. Poiché il Padre è dispiaciuto dell’eccessiva autonomia del primo demiurgo e dell’influenza che ha esercitato sugli uomini, cancellerà quasi tutta l’opera compiuta insieme a lui e lascerà in piedi solo un pugno di uomini giusti che sopravviveranno nella speranza della venuta del secondo demiurgo, o figlio redentore.

C’è motivo di credere che sia questa l’origine del mito del Diluvio che decise per sempre il destino del Diavolo.

(testo da: “Breve storia del diavolo“, di Alberto Cousté, edizioni Castelvecchi)

4 Responses to “Sul Diavolo”

  1. Gaspare Says:

    I mazdei hanno incluso oltre a Dio supremo universale Ahura Mazda anche il diavolo ahriman,anche se molti hanno preferito il primo,ma le tenebre del diavilo sono rimasti sempre.
    Questa creatura immorale per l’universo appare a Roma in epoca ellenica con il nome di nettuno,diventa partner di minerva ottenendo una posizione alta ed essere venerato come un dio,c’è anche marte che è il demonio partner di venere, c’è satana che trattiene per il collo come un cane Giulio Cesare,
    il quale deve obbedire ai suoi ordini e cioè quelli della guerra,guerra che non finì più fino alla fine dell’impero.
    Questi spiriti malvaggi si presentano con il nome di daeva,intimando di non parlare della loro apparizione demoniaca che godono solo a vedere il male,ridono a gli uomini mentre li fanno combattere per non sentirsi del tutto gli ultimi dell’universo,li fanno peccare iniziando da piccoli per trattenerli a l’inferno,dando loro volutta, ed altri piaceri da robba altrui,l’uomo in mano ai spiriti malvaggi è costretto a peccare fino a morire.
    L’odio di satana che l’ho distribuisce a tutti, chi ne ha di più,e chi di meno,a questo punto la ragione dell’uomo deve patroneggiare e sottomettere il suo odio per non uccidere.
    Se incece è l’odio a sottomettere l’anima razionale di se egli diventa peggio d’una bestia.
    Quindi non si può vivere senza religiosità,senza preghiere,e soprattutto senza confassioni.
    Gaspare lombardo sito http://www.webalice.it/pelide.achille. cordiali saluti.

  2. george Says:

    i tuoi sillogismi ci intrigano per malcelata banalità

  3. golden monkey Says:

    Articolo interessante. Unico appunto che vorrei fare e’ quello della seconda immagine che avete riportato indicato dall esoterismo come: Baphomet. Questa figura demoniaca in realta’ ha radici antichissime nel paganesimo, indicando il processo di sintesi degli opposti SOLVE ET COAGULA, processo questo necessario ad un altro processo, quello della conoscenza (o consapevolezza).
    La sinstesi degli opposti o la compresenza nell’universo di qualita’ opposte ma riconducibili ad un’ unita’ (lo yin e yang) era una visione molto scomoda alle religione monoteiste come l’ebraismo prima e il cristianesimo poi. Il dato politico-filosofico di condanna di tutte le visioni che vedevano nella natura questa compenetrazione sta alla base dello spostamento del maligno di visioni che scardinavano il potere del tempio e della chiesa. Si dice i templari ne adorassero uno e per questo condannati.
    Dal punto di vista iconografico il Baphomet contrappone una visione di prospettiva accidentale (i fuochi delle due corna che si uniscono in un unica testa) a quella frontale tipica del cristianesimo dove il tutto converge in un unico punto.

  4. george Says:

    ave golden monkey, grazie molte del commento e soprattutto della precisazione su Baphomet se hai qualche link da aggiungere o vuoi articolare meglio ne faremmo volentieri un post

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