Yin e Yang

L’argomento è vastissimo e, senza pretese di totalità, decidiamo di affrontare la questione con un testo di René Guénon, non certo facile ma sicuramente affascinante. Il linguaggio utilizzato è molto alto; il signor René, infatti, è famoso per la sua capacità di farcire poche righe di testo con innumerevoli strati di significato, leggibili a livelli differenti. Questo può risultare antipatico e far sembrare l’autore particolarmente saccente e pretenzioso (cosa molto probabilmente vera), ma se si vede la cosa da un punto di vista caotico risulta un’opportinutà irrinunciabile per la comprensione di alcuni simboli.

Ecco il testo:

La tradizione estremo-orientale, nella sua parte propriamente cosmologica, attribuisce una capitale importanza ai due pricipi, o se si preferisce, alle due “categorie” da essa designate con i nomi di yang e di yin: tutto ciò che è attivo, positivo o maschile è yang, tutto ciò che passivo, negativo o femminile è yin. Queste due categorie si ricollegano simbolicamente alla luce e all’ombra: in tutte le cose, il lato luminoso è yang e il lato oscuro è yin; ma, dato che l’uno è inseparabile dall’altro, essi appaiono più come complementari che come oppopsti (non si dovrebbe perciò interpretare questa distinzione tra la luce e l’ombra in termini di “bene” e di “male” come avviene in altre tradizioni).

Il senso di luce e di ombra si trova fra l’altro, nella sua eccezione letterale, nella determinazione dei siti geografici; e il senso più generale in cui queste stesse denominazioni di yang e di yin si estendono ai termini di ogni complementarismo trova innumerevoli applicazioni in tutte le scienze tradizionali.

altLa medicina tradizionale cinese, in particolare, è in certo modo interamente basata sulla distinzione tra lo yang e lo yin: ogni malattia è dovuta a uno stato di squilibrio, cioè a un eccesso di uno di questi due termini rispetto all’altro; bisogna quindi rafforzare quest’ultimo per ristabilire l’equilibrio, e si colpisce così la malattia nella sua stessa causa, anziché limitarsi a curare sintomi più o meno esterni e superficiali come fa la medicina profana degli Occidentali moderni.

Da quanto abbiamo già detto è facile capire come yang sia ciò che procede dalla natura del Cielo, e yin ciò che procede dalla natura della Terra, perché appunto da questo primo complementarismo del Cielo e della Terra derivano tutti gli altri complementarismi più o meno particolari; e, da ciò, risulta immediatamente chiara la ragione dell’assimlazione di questi due termini alla luce e all’ombra.

Infatti l’aspetto yang degli esseri risponde a quanto vi è in essi di “essenziale” o di “spirituale”, ed è noto che nel simbolismo di tutte le tradizioni lo Spirito è identificato alla Luce; d’altra parte, il loro aspetto yin è quello per il quale essi dipendono dalla “sostanze”, e quest’ultima, per via dell'”inintelligibilità” inerente alla sua indistinzione o al suo stato di pura potenzialità, può essere propriamente definita come l’oscura radice di ogni esistenza.

Da questo punto di vista si può dire ancora che yang è tutto ciò che è “in atto” e yin tutto ciò che è “in potenza”, ovvero che ogni essere è yang sotto l’aspetto in cui è “in atto” e yin sotto l’aspetto in cui è “in potenza”, dato che questi due aspetti sono necessariamente compresenti in tutto ciò che è manifestato.

alt
Il Cielo è interamente yang e la Terra interamente yin, il che vuol dire che l’Essenza è atto puro e la Sostanza potenza pura; ma soltanto essi lo sono così allo stato puro, in quanto sono i due poli della manifestazione universale; in tutte le cose manifeste, lo yang non è mai senza lo yin né lo yin senza lo yang, poiché la lora natura partecipa sia del Cielo che della Terra.

Se consideriamo specificamente lo yang e lo yin sotto il loro aspetto di elementi maschile e femminile, potremo dire che, in virtù di questa partecipazione, ogni essere in un certo senso e in una certa misura è “androgino”, e che lo è in modo tanto più completo quanto più sono equilibrati in lui i due elementi; perciò il carattere maschile o femminile di un essere individuale si può considerare come il risultato della predominanza dell’uno o dell’altro.

Lo yang e lo yin, considerati separatamente l’uno dall’altro, hanno come simboli lineari quelle che vengono chiamale le “due determinazioni”, cioè il tratto intero e il tratto spezzato, che sono gli elementi dei trigrammi e degli esagrammi dello Yi-king: questi ultimi rappresentano così tutte le combinazioni possibili dei due termini, cominazioni che costituiscono l’integralità del mondo manifestato. Il primo e l’ultimo esagramma sono formati rispettivamente da sei tratti pieni e da sei tratti spezzati; essi perchò rappresentano la pienezza dello yang e quella dello yin; e fra questi due estremi si collocano tutti gli altri esagrammi, nei quali lo yang e lo yin si mescolano in proporzioni diverse, e che corrispondono così allo sviluppo di tutta la manifestazione.

D’altra parte, quando sono uniti, i due termini stessi yang e yin sono rappresentati dal simbolo chiamato proprio per questo yin-yang.

altConformemente al simbolismo della luce e dell’ombra, la parte chiare della figura è yang, e la sua parte scura è yin; e i punti centrali, scuro nella parte chiara e chiaro nella sua parte scura, ricordano che in realtà e lo yang e lo yin sono inseparabili. Dal momento che lo yang e lo yin sono già distini pur essendo uniti, è il simbolo dell’Androgino primordiale, perché i suoi elementi sono i due princìpi maschile e femminile; secondo un altro simbolismo tradizionale ancora più generale, è anche l’Uovo del Mondo, le cui due metà, quando si separeranno, saranno rispettivamente il Cielo e la Terra.

La medesima figura va considerata come costituente un tutto indivisibile. Le due metà, infatti, sono delimitate da una linea sinuosa, che indica una reciproca compenetrazione dei due elementi, mentre se essi fossero invece delimitate da un diametro, si potrebbe vedervi piuttosto una semplice giustapposizione. Va notato che tale linea sinuosa è formata da due semicirconferenze il cui raggio è pari alla metà di quello della circonferenza che costituisce il contorno della figura e la cui lunghezza totale è pari alla metà di quella di detta circonferenza, sicché ciascuna delle due metà della figura è compresente entro una linea di lunghezza pari a quella che comprende l’intera figura.

I due punti di vista dei quali può essere considerato il simbolo sono riassunti nella seguente formula: “I diecimila esseri sono prodotti da Tai-i e modificati da yin-yang, perché tutti gli esseri provengono dalla Unicità principale, ma le loro modificazioni nel divenire sono dovute alle loro reciproche azioni e reazioni delle due determinazioni”.

(testo tratto da: “La grande triade“, di René Guénon 1957, eidizone Adelphi, 1980)

One Response to “Yin e Yang”

  1. mosquito Says:

    Colui che non agisce secondo la propria sincerità interiore agisce sempre a sproposito.
    (Zhuang-zi)

    Riuscite ad abbracciare l’unità? a non perderla mai? a conoscere il fausto e il nefasto senza consultare i gusci di tartaruga o i ramoscelli di achillea? a fermarvi in tempo? a ritirarvi quando è necessario? a disinteressarvi degli altri per cercare voi stesso? a conservare libero il vostro spirito?
    a restare semplice? a tornare allo stato della prima infanzia?
    Il neonato vagisce tutto il giorno senza diventare rauco, così perfetta è l’armonia della sua costituzione. Per tutto il giorno stringe le mani senza fare sforzi, perchè partecipa dell’energia primigenia. Per tutto il giorno guarda senza muovere gli occhi, peerchè per lui il mondo esterno non esiste.
    Cammina senza sapere dove va e se ne sta tranquillo senza sapere quello che fa. Si piega a tutte le cose e ne segue le fluttuazioni.
    (Zhuang-zi)

    Dimentica le cose; dimentica il cielo; non dipendere dall’uomo. Possa tu essere chiamato colui che dimentica se stesso. Ecco ciò che si chiama aver raggiunto il cielo.
    (Zhuang-zi)

    Tutti gli uomini sono sfrenati come ad una festa o a un banchetto sacrificale, come se in primavera ascendessero ad una torre. Solo io quanto sono placido! Tuttora senza presagio come un pargolo che ancora non ha sorriso, quanto sono dimesso! Come chi non ha dove tornare. Tutti gli uomini hanno d’avanzo solo io sono come chi tutto ha abbandonato.
    Oh il mio cuore di stolto quanto è confuso! L’uomo comune è così brillante solo io sono tutto ottenebrato, l’uomo comune in tutto s’intromette, solo io di tutto mi disinteresso, agitato sono come il mare, sballottato sono come chi non ha punto fermo.
    Tutti gli uomini sono affaccendati solo io sono ebete come villico. Solo io mi differenzio dagli altri e tengo in gran pregio la madre che nutre.
    (Lao tsu)

    Di colui che sa che l’essere, il nulla, la morte e la vita hanno la stessa origine, io sono amico.
    (Zhuang-zi)

    All’imbrunire, scendo dal monte blu,
    è la luna, là in cima, che segue il mio ritorno.
    Ognitanto mi volto a guardare il sentiero,
    le colline sempre verdi ovunque.
    La tua casa nei campi, noi due insieme per mano,
    e il tuo servo ci apre, discostando i roveti.
    Nella via desolata, dentro ai verdi bambù,
    rampicanti in azzurro, sui vestiti agitati.
    Tra parole gradite e un garbato riposo,
    noi godiamo del vino, quello buono commossi.
    Intoniamo canzoni delle brezze e dei pini;
    alla fine dei suoni stelle rade sul fiume.
    Io ho una sbornia… ma tu sembri ancora più gaio!
    Nell’ebrezza di gioia scorderemo noi stessi.
    (Li Po)

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