Vattienti

Cogliamo l’occasione offertaci da un commento di orgone per raccontarvi una storia:

altIn Italia esistono ancora antichi riti religiosi, strettamente legati alla corporeità, che affondano le loro radici in tradizioni mistiche ancestrali. In particolare durante il Sabato Santo a Nocera Terinese in provincia di Catanzaro si volge l’antico rito dei “Vattienti” (traducibile grossolanamente come “battenti”, “flagellanti”).

La popolazione di Nocera prova una grandissima devozione per un gruppo ligneo rappresentante l’Addolorata, cioè la Madonna piangente accanto a Cristo Morto; la tradizione vuole che questa statua sia stata scolpita in un tronco di pero selvatico da un pastore, il quale perse poi la vista immediatamente affinchè non potesse riprodurre un simile capolavoro.
Nella giornata che precede la Pasqua la statua dell’Addolorata viene portata in processione da portantini attraverso il paese, seguita da un gran corteo di fedeli ed accompagnata da musiche e canti che evocano un’atmosfera fortemente suggestiva; contemporaneamente si svolge il rito dei “Vattienti” che offre una sua complessa tematica e che si compie quindi, al raggiungimento da parte dei Vattienti della statua della Pietà portata in processione.

Il rito prevede l’autoflagellazione da parte dei penitenti fino all’ emissione, vissuta come momento supremo e catartico, di grandi quantità di sangue.
C’è chi ci vede un richiamo a riti antichi sacrificali risalenti a prima del Cristianesimo, chi invece vede un più stretto richiamo all’ estremo sacrificio di Cristo in croce, chi vede una chiara evocazione di pratiche di origine medievale.

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Il Vattiente con il suo Sacrificio espia i propri peccati ed ottiene protezione per sè e per le persone che più gli stanno a cuore; è probabile che partecipi anche chi, spinto da un antico bisogno, sente effettivamente di avere delle colpe da farsi perdonare … sta di fatto che il Vattiente è tenuto in grande considerazione e la sua “preparazione” è quasi un rito nel rito e si svolge in privato, all’interno delle case dei prescelti o nei loro scantinati.

Il momento della vestizione è forse il momento più atteso dal Vattiente; viene preparato un grande calderone in cui vien fatto bollire un infuso di rosmarino ed intanto il Vattiente “indossa” pantaloncini scuri ben aderenti che lasciano scoperti coscie e polpacci e si pone sul capo una corona di spine.
Con l’infuso di rosmarino caldo il Vattiente esercita un energico massaggio dei propri polpacci: questo trattamento revulsivante consente un rapido richiamo del sangue nei capillari più superficiali della gamba.

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A questo punto il Vattiente si percuote ripetutamente con la “rosa“.
Probabilmente in passato veniva usata una rosa o mazzi di rose reali e questo introduceva un’interessante simbologia ed un contrasto tra la purezza e la dolcezza del fiore ed il crudo rito che ci si accingeva a compiere. Oggi la rosa è sostituita da un disco di sughero che il Vattiente usa come una spazzola, percuotendosi ripetutamente il polpaccio. Il Vattiente scende quindi in strada ed inizia a percorrere un suo itinerario; quando i polpacci sono diventati ormai iperemici il penitente inizia a battersi con il “cardo“, che è un disco di sughero sul quale sono state apposte ben tredici schegge di vetro dette “lanze“.
Il gemizio di sangue iniziale in breve si tramuta in una vera e propria impressionante ed imponente emorragia.

altIl Vattiente non è solo; generalmente a lui si accompagnano due figure ben distinte: l'”Acciomu” (storpiatura dialettale di “Ecce Homo“) e l'”amico“.
L’Acciomu è impersonificato da un bimbo legato al Vattiente da un pezzo di corda; spesso il bimbo è un parente del Vattiente ed indossa un mantello rosso presentandosi con i piedi scalzi ed il petto nudo.
Come dice il nome stesso che rievoca la frase di Pilato, il bimbo rappresenta l’immagine del Cristo offerto alla folla.

L’amico del Vattiente reca invece con sè un’ampolla che contiene aceto e vino mescolati, con il quale egli deterge periodicamente le ferite: questa operazione ha il duplice effetto di costituire una seppur rudimentale disinfezione e di evitare la formazione di coaguli, che da un lato creerebbero un dolore insopportabile al Vattiente trasformandosi in “croste” e dall’altro diminuirebbero l’ “effetto scenico” dell’ emissione del sangue.

L’acre odore del sangue commisto al vino ed all’aceto si spande nel Paese, unendosi ai lamenti ed alle grida ed alle nenie che accompagnano la processione. Il “cammino” di ogni Vattiente termina quando questi incontra la Statua dell’Addolorata e quivi si prostra in adorazione: la sua missione può considerarsi finalmente terminata ed egli può infine far ritorno alla sua casa.

(testo da: “I Vattienti e le Addolorate” – photo da: Dieghito Vattienti reportage)

5 Responses to “Vattienti”

  1. orgone Says:

    tra l’altro, nel memoriale del convento ( http://it.wikipedia.org/wiki/Memoriale_del_convento ) di saramago (http://it.wikipedia.org/wiki/Jose_Saramago ) c’è una bellissima descrizione di una cerimonia simile nella lisbona del ‘700 che mette chiaramente in evidenza i legami tra sangue, eccitazione sessuale e religione… in breve l’idea è che le frustate dei penitenti siano la riproduzione dell’atto sessuale a beneficio delle amanti che assistono dai balconi; tanto più si batte con foga, tanto più schizza il sangue, tanto più i penitenti saranno amanti prestanti.
    belle pagine, un tantino crude, orgasmi a iosa.
    ciao
    org

  2. orgone Says:

    Ciao
    Siccome ho sempre trovato questo argomento interessante posto ancora.
    Pare che le attuali pratiche di autoflagellazione pubblica siano in parte collegate al movimento eretico del XII secolo noto come flagellanti (http://en.wikipedia.org/wiki/Flagellants#History ) , che ovviamente in molte zone si è innestato su tradizioni pagane precedenti (da Iside in Egitto a Lupercalia a Roma, passando per un buon numero di culti locali sostanzialmente ignoti). Oggi esistono diverse tradizioni locali nel mondo cristiano che hanno a che fare con l’autoflagellazione pubblica, come ad esempio i Penitenti messicani ( http://en.wikipedia.org/wiki/Penitentes_%28New_Mexico%29 ) e quelli di Cutud, Filippine, (http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/1901095.stm , http://www.travelnotes.org/Travel/easter.htm ) che però si fanno anche crocifiggere per Pasqua.
    Molte altre sono le processioni che hanno trasposto in modo simbolico l’autoflagellazione come quella di Mntagnareale (http://www.ninocasamento.it/?page=81-41 ).
    Fuori dall’alveo cristiano, in Iran ogni anno si tiene la commemorazione dell’uccisione di Husayn ibnAli ( http://en.wikipedia.org/wiki/Commemoration_of_Husayn_ibn_Ali ) , con autoflagellazione pubblica per avvicinarsi al dolore del martire.

    Butto a caso alcune considerazioni sparse:
    – le pratiche dell’autoflagellazione privata,come quella praticata da molti membri dell’opus dei (http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8817012254/Opus_dei_segreta.htm ) e più in generale da milioni di cattolici nella storia, credo siano da interpretarsi in modo completamente diverso. Con i flagellanti si assiste ad un grande carnevale pubblico di sangue ed eccesso, di ostentazione di coraggio e di effervescenza collettiva; in un certo senso, è un’esibizione “oscena” del corpo in tutta la sua carnalità e materialità. La pratiche di autopunizione periodica consumate di nascosto, invece, sono solitamente mirate ad ottenere il distaccamento della mente (che cerca di elevarsi) dal corpo (che è corrotto per definizione). Con tutto quello che ne consegue in termini di autoerotismo masochista.
    – quando guardo queste immagini, la prima cosa che mi viene in mente è il concetto di “tradizioni antiche”… bè, quando si parla di tradizioni bisogna sempre tenere presente l’invenzione della tradizione (http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8806162454/L__invenzione_della_tradizione.htm ) … Non esistono tradizioni “pure” che si tramandano da secoli, in nessun luogo del mondo… riti, feste, miti, sono il prodotto di una rielaborazione continua, di un imbastardimento, di necessità religiose, politiche, economiche…. Il che non rende la cosa meno interessante, anzi forse è il contrario.

    Bè,
    ciao
    orgone

  3. george Says:

    molto figo
    appena riesco vedo di mettere assieme tutte queste info e farci un post ad hoc

  4. carl0z Says:

    ciao,

    ti segnalo questo post http://www.overmundo.com.br/overblog/filho-nao-se-acoite-mais (in portoghese)

    pratica di autoflagellazione. ordine dei penitenti (un gruppo ormai abbastanza ristretto, ma anni fa molto + numeroso)

    riti e pratiche molto ben codificati. cantano e si flagellano di notte, lontano dagli occhi altrui. un secolo fa, forse, erano in migliaia, a fare processioni e penitenze di questo tipo.

    parte di una religiosità “sertaneja”…

    ciao
    carloz

    ps: mi interessa l’argomento, e soprattutto la sua presenza in contesti geograficamente lontani (ma con forse delle comunanze socio-culturali)

    se dovesse interessarti una traduzione del post, o altri materiali, fammi sapere

  5. george Says:

    ciao carloz,
    figo il link… anche se, carrahio, il mio portochese fa cagare

    presto, vorrei postare qualcosa sull’argomento…
    …se ti va di mandarmi la traduzione delle parti di quell’articolo che ritieni essenziali sarebbe feeko

    baci

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