Orge rituali e nostalgia delle origini

Il testo che segue è tratto da un saggio di Mircea Eliade:

Di orge rituali ci sono testimonianze in moltissime popolazioni anche molto diverse fra loro. I loro scopi sono vari: generalmente, però, con le orge si cerca di sventare crisi cosmiche o sociali – siccità, epidemie, fenomeni meteorologici insoliti (come l’aurora australe) – oppure si vuol conferire un supporto magico-religioso (scatenando e accrescendo la potenza sessuale) a eventi propizi (matrimoni, nascite). Sia di fronte a una crisi minacciosa che a un evento felice, grazie a rapporti sessuali indiscriminati ed eccessivi la collettività si immerge nell’epoca favolosa delle origini.

Ciò è particolarmente evidente nella pratica delle orge periodiche alla fine dell’anno o a intervalli specificatamente sacri. In effetti è questo tipo di orgia rituale, indubbiamente il più arcaico, a rivelare la funzione originale dei rapporti promiscui collettivi.

L’orgia ritualizza il momento primordiale della creazione, lo stadio beato delle origini quando non esistevano ancora tabù sessuali o morali né norme sociali. Forse l’illustrazione più suggestiva si può trovare tra i Daiachi Ngadju e alcune tribù australiane.

Tra i Daiachi Ngadju la fine dell’anno significa la fine di un’era e anche la fine di un mondo. Le cerimonie indicano chiaramente che c’é un ritorno al tempo precosmico, al tempo della totalità sacra. Difatti, durante questo periodo, sacro per eccellenza, tutta la popolazione del villaggio ritorna all’età primordiale (cioè precosmogonica). Norme e divieti sono sospesi fin tanto che il mondo non abbia cessato di esistere. Nell’attesa di una nuova creazione, la comunità vive vicino alla natura divina; più esattamente: nella totale, primordiale, natura divina. L’orgia ha luogo in armonia con i comandamenti divini e coloro che vi partecipano recuperano in loro stessi la totale natura divina. Come dice Scharer: “Non è questione di disordine, ma di un ordine diverso“.

Nel caso dei Daiachi, l’orgia rituale periodica può essere interpretata come il desiderio di raggiungere la perfetta totalità primordiale, che precedette la creazione. Ma esistono anche altre forme di questa nostalgia delle origini.

La tribù degli Aranda, nell’Australia centrale, celebra periodicamente le opere creative degli antenati mitici quando vagabondavano per il paese. Quell’epoca favolosa equivale per gli Aranda all’età dell’oro: non solo ogni specie di animali si lasciava catturare con facilità e c’era abbondanza di acqua e di frutti, ma gli antenati erano liberi da tutte quelle inibizioni e frustazioni che affliggono inevitabilmente ogni essere umano vivente in comunità organizzate. Il paradiso primordiale ossessiona ancora gli Aranda. I brevi intervalli delle orge rituali, quando ogni divieto è sospeso, possono essere intepretate come effimeri ritorni alla libertà e beatitudine godute dagli antenati.

Una sifatta nostalgia per il tempo beato delle origini mitiche sembra inestirpabile. Gli Adamiti, una setta boema dei secoli XIV e XV, cercavano di recuperare lo stato di innocenza di Adamo, il loro e nostro antenato mitico. Praticavano quindi il nudismo e il libero amore, e uomini e donne vivevano insieme in una perfetta, disinibita libertà sessuale.


Nella prima metà del XIV secolo, Lazaro, un monaco del monte Athos ed ex Bogomilo, fondò una setta propria e proclamò il nudismo il mezzo migliore per ritrovare la condizione anteriore alla caduta. Teodosio, un predicatore itinerante, fondò un’altra setta, che oltre a praticare il nudismo, incoraggiava i suoi seguaci a indulgere a eccessi orgiastici per ricevere la grazia del pentimento. Una giustificazione analoga era addotta nel XIX e XX secolo dalla setta russa degli Innocentisti, che vivevano in caverne sotterranee praticamente nudi e impegnati esclusivamente in repporti sessuali indiscriminati, sperando in tal modo che la redenzione venisse loro dall’enormità dei loro peccati.

Si esita a classificare come cristiani o anche solo come membri di sette cristiane siffatti orgiasti sfrenati. Ciò dipende dalla demonizzazione ebraico-cristiana della sessualità, che ha fatto sì che qualsiasi genere di orgia venisse considerata satanica, secrilega e degna delle punizioni più severe. Ma, com’é noto, neppure nel giudaismo e nel cristianesimo si è riusciti ad estirpare del tutto a sacralità della vita sessuale. Di conseguenza, i tentativi di recuperare i poteri e la beatitudine perduta direttamente o indirettamente, consciamente o inconsciamente, erano accompagnati da radicali modifiche dei costumi sessuali.

Distinguere gli elementi reali da quelli immaginari nelle deposizioni delle streghe per quanto riguarda le loro “orge” segrete, è difficile, per non dire impossibile. Molte di queste deposizoni sono evidentemente il risultato degli interrogatori condotti dai tribunali ecclesiastici, fossero essi cattolici, luterani o calvinisti.

L’insistenza sul solito stereotipo prova che i teologi erano ben consapevoli dei poteri magico-religiosi della sessualità, poteri capaci di trasformare cristiani in eretici sacrileghi e, in definitiva, in pericolosi esseri demoniaci.

Denunciare le streghe come adoratrici di Satana era una conveniente routine. L’elemento decisivo stava nel fatto che le loro orge, immaginarie o no, potevano mettere a repentaglio, al pari di quelle degli eretici, le istituzioni sociali e teologiche. Le orge, infatti, scatenavano speranze, nostalgie e desideri tendenti a un modo di vivere diverso da quello dell’esistenza cristiana tipica.

Se si considera il moderato interesse che le popolazioni rurali hanno generalmente per il sesso, appare evidente che gli eccessi sessuali rituali perseguivano obiettivi che andavano al di là della semplice gratificazione voluttuosa. Non era mero desiderio carnale a indurre le donne delle campagne a diventare streghe; era l’oscura speranza che infrangendo i tabù sessuali e partecipando alle orge “demoniache“, la loro condizione sarebbe in qualche modo mutata.


La tentazione della stregoneria, in definitiva, derivava dalle forze magico-religiose contenute nelle pratiche sessuali proibite, fosse pure immaginario l’universo in cui siffatte avventure sacrileghe si compivano. In effetti, la maggior parte delle streghe ha sempre fatto riferimento alla mancanza di piacere nel commercio sessuale con il diavolo. Quando leggiamo le loro deposizioni, si ha più l’impressione di severe prove di iniziazione che di parties de plaisir.

Questo carattere penoso delle orge delle streghe era noto, e non solo a coloro che cadevano in sospetto di stregoneria. È ben vero, infatti, che i persecutori potevano aver estorto alle accusate ammissioni di rapporti sessuali con il diavolo, ma ci sono anche casi di deposizioni spontanee in cui giovani ragazze descrivevano vividamente e con abbondanza di particolari il loro “stupro” iniziatico ad opera del diavolo (ragazze che poi, a una visita medica, risultavano vergini).

Per concluere: le pratiche orgiastiche reali o immaginarie rivelano un certo modello religioso.

In primo luogo le orge esprimono una protesta radicale contro la situazione religiosa e sociale contemporanea, una volta suscitata e nutrita dalla speranza di recuperare la beata perfezione perduta: la perfezione dei primordi favolosi, la beatitudine che ossessione l’immaginazione specie in tempi di crisi e di catastrofe.

In secondo luogo, è possibile che i cosiddetti elementi satanici delle orge delle streghe siano stati praticamente inesistenti, ovvero imposti con la forza nel corso dei processi; ma è impossibile escludere che le pratiche descritte come sataniche abbiano realmente avuto luogo e nella misure in cui avevano luogo, esprimevano una ribellione contro le istituzioni cristiane – istituzioni che si erano dimostrate incapaci di “salvare” l’uomo – e, in particolare, contro la decandenza della Chiesa e la corruzione delle gerarchie ecclesiastiche.

In terzo luogo, quali che fossero le cause delle pratiche orgiastiche, resta il fatto essenziale: la loro testimonianza di una nostalgia religiosa, di un intenso desiderio di tornare a fasi culturali arcaiche, all’epoca indistinta di favolose “origini”.

…a recuperare il senso perduto della beatitudine delle “origini” e, insieme, la speranza di scoprire un modo nuovo, creativo, di essere al mondo.

(text by: “Occultismo, stregoneria e mode culturali”, Mircea Eliade 1976, edizione Sansoni 2004)

11 Responses to “Orge rituali e nostalgia delle origini”

  1. org Says:

    interessante
    però
    credo che sia necessario (per capirci qualcosa e renderlo uno strumento interessante) distinguere tra:
    – pratiche antinomiane ( http://en.wikipedia.org/wiki/Antinomianism )cioè pratiche religiose che vanno contro a un detrminato ordine religioso (quindi sociale) costituito contrapponendosi direttamente alle sue norme, spesso punto per punto
    – pratiche istituzionali (come i misteri eleusini http://en.wikipedia.org/wiki/Eleusinian_Mysteries )
    – pratiche controculturali (come i sabba)

    ecco

    eliade mi piace un sacco, ma spesso fa dei minestroni…
    la cosa secondo me interessante, dal punto di vista politico come dal punto di vista magico, che poi spesso sono la stessa cosa, è il sistema di rapporti di potere all’interno del quale si produce una pratica; è una questione di egemonia culturale. credo che l’orgia possa essere uno strumento critico così come uno strumento di dominio.
    questo nonostante mi chiami

    orgone

  2. george Says:

    grazie mille per il contributo, e il chiarimento

    il testo riportato non aveva comunque pretese alcune, se non quella di solleticare un po’ sull’argomento, e del resto da qualche parte bisogna pur cominciare….

    il testo in questione è la parte finale di un saggio piuttosto interessante dal titolo “spirito luce e seme”, che si colloca all’interno di uno studio più ampio sulla stregoneria in europa.

    eliade passa in rassegna un po’ tutte le pratiche orgiastiche, da quelle primitive, a quelle più sacre (come le orge nel tantrismo o quelle di alcuni gruppi gnostici, etc) passando per rituali come i sabba fino ad arrivare al “sesso libero” della controcultura anni 70.
    Da un certo punto di vista può sembrare un minestrone, ma è spesso il risultato di chi cerca a tutti i costi l’ordine nel caos, che è un po’ il vizietto di eliade, ma un po’ di tutti gli antropologi, storici e sociologi

    infine credo che qualsiasi genere di pratica, se debitamente contestualizzata e codificata, possa essere, di volta in volta, uno strumento critico o di dominio (basti pensare all’Amore nel cattolicesimo, o alla tecnologia informatica);

    yeppa

  3. orgone Says:

    si, da qualche parte bisogna pure iniziare, e iniziare dalle orge mi sembra un’ottima premessa . tra l’altro chiedo scusa se i miei post a volte hanno un tono pedante, ma sono giorni che sto barricato in casa a cercare di sistematizzare quello che ho in testa… si: trovare l’ordine nel caos. nel che, secondo me, non c’è niente di male, anzi è una condizione per riuscire ad orientarsi… la cosa fondamentale è non fossilizzarsi sull’ordine che stabiliamo, ricordandoci sempre che è uno dei molti ordini possibili, da rimettere sempre in gioco attraverso andirivieni intelligenti e non…
    comunque. premesso che vedo di raccattare questo libro di eliade che non conoscevo, mi pare che un’altro testo molto interessante che gli può fare da compendio è:”L’amante invisibile. L’erotica sciamanica nelle religioni, nella letteratura e nella legittimazione politica”, Marsilio 2003, del non meno destrorso Elemire Zolla (se guardate solo quello, in questo testo cisono un paio di passaggi un po’ più che inquietanti.. ma come disse qualcuno che non mi ricordo chi è “non bisogna buttare il bambino insieme all’acqua sporca”… o diceva qualcosa su come farlo arrosto? comunque…). Il libro di Zolla si concentra sulla ierogamia, cioè sul matrimonio tra un essere umano ed uno spirito non umano, con un bel po’ di esempi interessanti (ed un bel po’ di voli pindarici un po’ alla cazzo… ma tant’è, vale il detto di sopra)… ora che ci penso mi sembra che non parli dell’avvento nel cristianesimo, ma si tratta proprio di quella cosa lì.
    orgh!

  4. george Says:

    oooh rigrazie, mi toccherà leggere anche zolla, e il mio buffer delle cose_da_leggere sta diventando senzafine e comincio ad avere problemi su dove stipare i libri AHHAHAA

    non preoccuparti del tono, che tanto ci si capisce,
    ed è la sola cosa che conta :-)

    un appunto:
    ti scrivi “trovare l’ordine nel caos. nel che, secondo me, non c’è niente di male, anzi è una condizione per riuscire ad orientarsi…”
    è verissimo: non c’è nulla di male, può essere una condizione per orientarsi;
    ma attenzione, personalmente, ritengo che anche trovare il caos nell’ordine sia una condizione altrettanto utile per orientarsi.

    del resto non c’e’ ordine senza disordine e viceversa
    e tutto è uno, forse due, sicuramente non tre.

    (non sto cercando di liquidare in modo banale una questione complessa, piuttosto di sottolineare come nell’assoluta complessità del cosmo “qualche volta la strada più breve è la più lunga”)

    ;)

  5. Massimo Says:

    Più leggo e mi informo sull’argomento “sesso e religione” più mi rendo conto dello stretto legame che lega la nascita e lo sviluppo dei movimenti religiosi (in tutte le parti del mondo) all’uso più o meno “rituale” del sesso. Mi sembra inoltre che molti grandi sacerdoti, santoni e preti vari, abbiano (e ancora stiano, in alcuni casi) ampiamente approfittato di questo legame per sollazzarsi sessualmente a spese (e forse anche a beneficio) di adepti ed adepte ingenui o falsi ingenui.

  6. orgone Says:

    certo che è così, massimo, ma è anche un sacco di altre cose. il legame tra sesso, magia, religione e politica è fortissimo e complesso. cosa c’è di più orgasmico di una bella adunata oceanica? forse solo le frustate dei vattienti. ogni leader carismatico, religioso o politico, deve essere in grado di far strappare le mutande. e deve essere un grande impostore, anche se in buona fede.

  7. orgo Says:

    allora
    brevissimamente sennò finisce che invece di lavorare sto tutto il giorno a scrivere su noblogs (il che, se mi pagassero lo stesso, sarebbe fissimo).
    la questione generalizzazioni-complessificazioni ovvero ordine e caos.
    c’è una cosa in sociologia che si chiama idealtipo.
    dal primo anno di università ti insegnano che l’ha partorito max weber ( http://en.wikipedia.org/wiki/Max_Weber ) e che è uno degli strumenti base dell’epistemologia socologica. di fatto, si tratta di semplificazioni di realtà sociali più complesse (cioè tutte) che hanno lo scopo di riuscire a districarsi nell’infinita varietà dei casi singoli (nel mondo sociale le cose non si possono definire e misurare agilmente…il discorso sarebbe lungo e noioso), costruendo alcui tipi ideali; questi tipi ideali non possono esistere nella realtà, perchè sono troppo “puri”: ad esempio weber parla di tre tipi di leadership, carismatica ( http://en.wikipedia.org/wiki/Charismatic_domination ), tradizionale http://en.wikipedia.org/wiki/Traditional_domination ) e legale ( http://en.wikipedia.org/wiki/Legal_domination ). ora, nella realtà non si troveranno mai leadership puramente carismatiche o legali, ma situazioni ibride e contestuali, che variano in modi diversi nel corso del tempo.
    il problema è che la maggior parte dei sociologi si dimenticano di questa fluttuosità (?) delle definizioni. passano talmente tanto tempo a studiare e a cercare di trovare il giusto modello e la giusta frase ad effetto per definirllo che si dimenticano di qunto si aeffimero, di come non abbia riscontri nel reale, di come abbia un valore sostanzialmene euristico ( http://it.wikipedia.org/wiki/Euristico ), cosa che si può tradurre alla fine come OPPORTUNITA’.

    lo stesso tipo di distorsione è caratteristico del senso comune (i tipi ideali sono il nostro modo di catalogare le cose nella via di tutti i giorni).

    e lo stesso discorso si potrebbe fare anche, credo, per gli archetipi ( http://it.wikipedia.org/wiki/Archetipo ); sono uno strumento interessantissimo per ragionare sul mondo intorno a noi ( e su quello dentro, e pure sugli altri) ma credo che sia necessario evitare di trasfortmare gli archetipi in entità monodimensionali e insindacabuili.

    ecco,
    dopo aver sbrodolato come al solito saluto
    org

  8. george Says:

    molto interessante,
    lungi da me l’idea di pensare di trasformare archetipi o eventuali modelli in entità monodimensionali ed insindacabili.

    da qualche anno (e credo ormai in modo irreparabile) ho problemi serissimi con tutte le cose monodimensionali ed insindacabili ;)
    cerco invece, quanto più possibile, di farmi suggestionare dalla realtà e dalle suggestioni che da esse altri uomini hanno avuto o pensato di avere; creando in questo modo quelle _opportunità_ di cui parli.


    “perché un dadaista non si lascia impressionare minimamente da nessuna impresa troppo seria e comincia a sospettare qualcosa di equivoco ogni volta che qualcuno smette di sorridere e assume quell’atteggiamento e quell’espressioni facciali che indicano che si accinge a dire qualcosa di importante. Un dadaista è convinto che la vita merita di essere vissuta solo quando si cominciano a prendere le cose allegramente e quando si eliminano dal proprio linguaggio i significati profondi, ma ormai logori che esso ha accumulato nel corso dei secoli”

  9. Gaspare Says:

    Certamente tutta l’immoralità d’oggi discende dall’orgia di ieri,questa attività sessuale di gruppo veniva intrappolata dagli dei avendo lo scopo di far peccare per uccidere,imponevano alle vittime di non confessarsi per non essere castigati da Dio.é anche pur vero che il peccato conduce alla morte, in alcuni casi di crudeltà anche dell’anima.Fratello degli dei e anche il proclamato della guerra marte,senz’altro il demonio, spirito crudele amante dell’immoralità,e le conseguenze della violenza.Guai perchì casca nalla famiglia ellenica romana,guai perchì casca nelle religine dove questo crudele demonio è fratello,guai perchì adora il demonio come un dio.
    Nella mia religiosità in continua lotta contro lo spirito malvaggio,il demonio,satana, il diavolo,gli spiriti malvaggi non hanno posto.
    Se non combatte il male,è il male ha combattere te,e guai a cadere sottomessi al male.
    Bisogna arricchirsi di molta cultura,di modocchè l’anima razionale sottomette,l’anima bestiale,la quale farà obbiedenza a l’anima razionale e vincerà la ragione. cordiali saluti li 06/01/2008
    Gaspare Lombardo sito http://www.webalice.it/pelide.achille

  10. george Says:

    ciao gaspare, grazie per il commento, ma non crediamo nella supremazia dell’anima razionale su quella animale,
    la scelta di utilizzare l’aggettivo “bestiale” invece di “animale”, inoltre, determina un pregiudizio inequivocabile che non condividiamo.

    tantomeno crediamo nella riduzione della complessità ad un semplicistico dualismo di carattere morale.
    caratteristica quest’ultima che tende, troppo spesso, a cambiare nel tempo in base a fattori che, durante una ricerca assoluta come è la nostra, non riteniamo degni di essere presi in considerazione.

    love

  11. michele Says:

    per le popolazioni antiche, il susseguirsi dei fenomeni naturali non spiegabili grazie ad un metodo scientifico trovava spiegazione nel sovrannaturale, nel mistico nello sciamanesimo, nella magia, nel volere di una entità superiore spesso solo immaginata, intuita, in un Dio.
    La struttura stessa delle società arcaiche per lo più di tipo matriarcale trova comprensione grazie al fatto che la femmina era generatrice di vita mentre il maschio non appariva centrale, perchè non ne produceva. Le orge neolitiche, riti religiosi della fertilità, erano esclusivamente femminili e potevano durare anche giorni.
    Quando poi si cominciò a legare l’idea che il maschio distribuendo il suo seme nelle femmine, era artefice al pari delle donne della nascita di una nuova vita, le orge furono allargate anche agli uomini e le società passarono da matriarcali in patriarcali. Sarebbe interessante conoscere la struttura dei riti orgiastici, per comprendere meglio i meccanismi che governano l’erotizzazione, lo scambio energetico, il piacere e l’orgasmo.
    Elementi di cui godiamo in modo assai semplificato nella nostra società comtemporanea sempre più frettolosa e sbrigativa. Abbiamo perso, ed è un peccato, la capacità che governata da un susseguirsi incessante di ormoni i più diversi, provocano e governano ad insaputa dei più il meccanismo dell’eccitazione profonda.
    Ad una donna accerchiata da un gruppo di maschi, il più delle volte, viene esibito il pene, perchè la donna stessa doni loro il piacere senza curarsi del piacere che la donna da essi dovrebbe ricevere.
    Ciò è assai fraquente nelle attuali “gang bang” (una femmima con più maschi), dove la necessità di “arrivare” prima che la femmina decida di sospendere il gioco, provoca una frenetica rincorsa al congiungimento orale o vaginale, dove il soggetto femminile è visto come “oggetto” e non come biunivoco soggetto di scambio energetico e spirituale.
    L’orgia, al contrario, se non compressa negli angusti tempi che presumiamo dovrebbe avere, sarebbe un terreno ideale per consentire a tutti i soggetti partecipanti, di compiere un viaggio affascinante all’interno della propria sessualità confrontandosi con le proprie inibizioni, le proprie paure e vergogne. Tornare ad una “naturalezza” che farebbe assai bene alla nostra Anima oggi troppo coperta da valori come la ricerca della ricchezza, del potere, dell’affermazione, che pur essendo anch’essi il frutto evoluto di altrettanti istinti naturali, troppo spasso ci fanno perdere di vista la centralità del nostro corpo.
    Un appello a tutti coloro che abbiano notizie certe sulle orge rituali antiche o primitive, di scriverne su questo sito, Grazie Michele

Leave a Reply