Monoteismo: la più efficace forma di tirannia

Nel terzo numero di Catastrophe, Key Kusraw, affronta, a modo suo, la questione religione-potere, ne consigliamo a tutt la lettura.

Di seguito qualche stralcio:

Il concetto di religione è da sempre intrecciato a quello di potere, ma da un potere diffuso, necessità dell’essere umano di gestire i suoi rapporti con la realtà, si è scivolati nel potere concentrato nelle mani di pochi che cercano di detenere il primato sulla realtà a discapito dei molti.

La Religione negli ultimi duemila anni ha toccato sublimi vertici di giustificazione del Potere: il monoteismo è la più efficace forma di tirannia che fin’ora l’umanità abbia concepito.
Il Cristianesimo, nato come sentimento unitario e universalistico nel mondo intellettuale alessandrino, finisce per sposarsi con un Impero che necessita di nuovo collante sociale. L’Islam è la malta che legherà la moltitudine delle tribù arabe, almeno in grandi gruppi, confermando la capacità organizzativa e massificante del monoteismo.

Si badi, non che il politeismo sia salvo dal meccanismo del potere dei pochi sui molti, ma lascia che i messaggi di aiuto di quel quid che a noi interessa giungano con maggior chiarezza. Nelle religioni politeiste viene data, di solito, al singolo individuo una certa libertà d’azione rispetto ai rappporti con la sfera del divino, ovvero con la propria visione del mondo e la ricerca di nuove soluzioni è largamente accettata.

I processi psichici a cui fa riferimento il sacro sono più antichi e complessi della giustificazione politica, del dictat dogmatico, del contentino post mortem a chi si prostra ai suoi altari sanguinolenti. Il regno del sacro, del trascendente, dell’ineffabile è il territorio psichico del goco associativo spinto per analogia ai confini della comprensione umana, là dove l’immenso si sposa con l’infinitesimale, dove si vagliano i rapporti ultimi tra l’essere umano e il cosmo, nel tentativo d’individuare, o per lo meno di percepire, i meccanismi universali.

(fonte: “Aum ni dieu, ni maitre svaha” di Key Kusraw, Catastrophe03)

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